Sono numerosi i casi in cui il genitore obbligato dalla
sentenza di separazione o di divorzio a versare all’ex coniuge l'assegno di mantenimento per i figli si sottragga a tale dovere o lo compia solo in parte o,
ancora, in ritardo. Le ragioni del mancato pagamento possono essere svariate e
non sempre c’è alla base una vera e propria negligenza del genitore
inadempiente (ad esempio la perdita di lavoro o più in generale un mutamento
della situazione personale e patrimoniale). Tuttavia, occorre tenere presente
che, in taluni casi, il genitore inadempiente può andare incontro a conseguenze
rilevanti sotto il profilo penale. A tal proposito è bene precisare che il mancato
mantenimento del figlio minore è punibile anche se lo stesso non versa in stato
di bisogno! E il non corrispondere l’assegno è reato anche per il nuovo
articolo 570-bis del codice penale. Cerchiamo di capire meglio …
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mercoledì 26 settembre 2018
mercoledì 11 aprile 2018
SEPARAZIONE: SE L’EX PERCEPISCE IL TFR?
Ecco quanto ci scrive
Laura: “Ventisei anni di matrimonio
dedicati alla famiglia, ho 58 anni, appena sposata ho rinunciato alla mia
attività lavorativa di impiegata per dedicarmi a casa e figli, forse un giorno
avrò diritto alla pensione sociale e da separata il mio “ex” mi passa un
mantenimento di 500 euro mensili. Ho diritto ad avere una quota della sua
liquidazione di fine rapporto lavorativo, da lui percepita mentre ci stavamo
separando?” I temi sono dunque i seguenti: Cosa accade se uno dei due
coniugi percepisce il TFR durante il periodo di separazione? Il, non ancora,
ex coniuge ha diritto ad una parte di tale somma? I quesiti sono interessanti e
piuttosto frequenti. Vediamo di dare risposta …
venerdì 28 aprile 2017
SEPARAZIONE: OCCHIO A PUBBLICARE FOTO DELLA NUOVA RELAZIONE SU FACEBOOK
Ieri abbandonate, oggi
risarcite! Giusto così, penseranno tutte le mogli che dopo essere state mollate
dal marito si ritrovano poi pubblicamente umiliate in internet e sui social network. Fortuna
loro che oggi, anche secondo il Tribunale di Roma, sbandierare ai quattro venti
la propria nuova relazione rischia seriamente di costare caro. Quella esaminata
dal tribunale capitolino è in realtà una situazione che si verifica più spesso
di quanto non si creda. Il punto è che la fine di un matrimonio e l’inizio di
una nuova relazione necessita, come dire, di delicatezza e rispetto.
Circostanza che, a quanto pare, è stata pienamente recepita con una decisione
esemplare, vediamo insieme quale…
mercoledì 1 febbraio 2017
SEPARAZIONE: L’ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE È SEMPRE ILLEGITTIMO?
In contesti di disgregazione familiare in cui le tensioni inevitabilmente
si amplificano, sorge spesso la necessità di considerare l’allontanamento dalla
casa familiare quale utile ed immediata soluzione per quietare gli animi e far
cessare, o quanto meno limitare, i litigi. Ciò tanto più in presenza di figli che,
già gravati dal peso e dal trauma della fine del legame affettivo genitoriale,
concepito come idealmente indissolubile, sono spesso costretti ad assistere,
loro malgrado, agli alterchi, talvolta furibondi, tra mamma e papà. La prole
non trae, dunque, certo giovamento dalle situazioni di quotidiano conflitto
generato da rabbia, rancore e continue recriminazioni. La questione, tuttavia,
non è di poco conto se si considera che uno dei principali doveri che
discendono dal matrimonio è proprio l’obbligo di coabitazione. L’ordinamento
giuridico, infatti, stabilisce che dal matrimonio derivi l’impegno reciproco
alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione
nell’interesse della famiglia ed alla coabitazione. Ciò significa che l’abbandono
del tetto coniugale, che interrompe la convivenza familiare, prima della
separazione legale, pone in essere una condotta che, sul piano giuridico, ha
delle conseguenze. Credo che soffermarsi sulla questione e comprendere se tale
comportamento sia sempre considerato illegittimo possa essere utile…
venerdì 16 dicembre 2016
SEPARAZIONE: I FIGLI POSSONO VIVERE ANCHE CON IL PAPÀ!
La separazione è già un
evento traumatico di per sé, un vero e proprio lutto, difficile da affrontare,
metabolizzare e superare. Devastante sotto molteplici punti di vista.
L’economia domestica si sfalda, l’anima si lacera di fronte alla presa di
coscienza del fallimento di un progetto di vita comune in cui si credeva, la
rabbia, comune a molti, per non essere stati capaci di ricucire le
incomprensioni. Talvolta il rammarico per ciò che non è stato. Ma le relazioni
diadiche, vale a dire di coppia, formali o di fatto che siano, proprio perché
composte da monadi, elementi unici, pensanti, incapaci di organizzarsi e
procedere all’unisono, spesso sono destinate a disgregarsi, per i motivi più
diversi. Il lutto che ne deriva porta inevitabilmente con sé molte paure. La
più grande è quella di perdere la relazione filiale, composta di meravigliosa,
seppur complicata, quotidianità. Un sentimento ricorrente soprattutto nella componente
maschile della coppia. Oggi più che mai. Il dinamismo sociale ha voluto e
preteso padri presenti, collaborativi e compartecipativi della crescita dei
figli sulla base del criterio, necessariamente giusto, della condivisione dei
compiti di cura. Anche il diritto si è dunque adeguato a questa evoluzione di
pensiero recependo l’esigenza di tutelare i minori affinché sia garantita loro
parità di relazione con padre e madre. Ma è proprio così?
mercoledì 13 gennaio 2016
SEPARAZIONE: L’EX NON VERSA L’ASSEGNO? C’È IL FONDO DI SOLIDARIETÀ
Quando ne ho sentito parlare la prima volta, la Finanziaria 2016 non era ancora legge. Si trattava, infatti, di un fondo introdotto da uno dei tanti emendamenti proposti durante la sua approvazione, passato e presentato come una conquista, in quanto rappresenta una tutela più rapida, rispetto agli ordinari rimedi in sede civile e penale, per i coniugi separati a cui non viene versato l’assegno di mantenimento dall’altro coniuge. Un fondo, pertanto, rivolto ai coniugi in difficoltà economica, anche se pensato soprattutto a tutela della donna che, nelle coppie scoppiate, è quasi sempre il coniuge economicamente più debole, che continua a subire anche dopo il matrimonio i soprusi, le ripicche e gli screzi, che ne hanno causato la fine. Spesso, infatti, complice anche la crisi economica che da qualche anno risiede nel nostro paese, la fine del matrimonio rappresenta l’anticamera della povertà. Recenti sondaggi, infatti, evidenziano come una significativa percentuale delle persone che mangiano alle mense dei poveri o chiedono aiuto ad associazioni caritatevoli o alle parrocchie è proprio rappresentata da coniugi separati e divorziati. Ebbene, dal 1° gennaio 2016…
venerdì 23 ottobre 2015
SEPARAZIONE: L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO SI ABBASSA SE FACCIO UN FIGLIO CON UN’ALTRA?
Eccomi qui ancora una volta a raccontarvi una situazione
piuttosto ricorrente, alla quale tuttavia non è facile dare risposta univoca.
Qualche tempo fa, Raffaella e Marco si sono separati consensualmente e tra le
condizioni dell’accordo hanno previsto non solo l’ammontare del contributo di mantenimento per le figlie, entrambe minorenni, ma anche l’obbligo a carico di
Marco di versare un assegno mensile in favore della moglie con un reddito da
lavoro decisamente inferiore rispetto a quello del marito. Le cose sono andate
bene sino a quando Marco non ha conosciuto l’attuale compagna dalla cui
relazione è nata Martina. A questo punto, infatti, mi ha contattata per
chiedermi se fosse possibile ottenere, in occasione del divorzio che aveva
interesse a richiedere, una riduzione del contributo al mantenimento delle
figlie avute da Raffaella e, addirittura, l’annullamento di quello in favore
della ex moglie. Tutto ciò a causa della nuova situazione familiare che si era
creata e alle sopravvenute necessità di mantenimento della nuova compagna e
della piccola Martina. Raffaella, com’era logico e naturale, non ha voluto
sentire ragioni e, quindi, si è fermamente opposta a tali richieste motivando
tale presa di posizione sul presupposto che l’ex marito non poteva e doveva
dimenticarsi di avere obblighi anche nei confronti della famiglia costituita a
seguito delle prime nozze. Raffaella ha aggiunto …
lunedì 7 settembre 2015
SEPARAZIONE: AD AGOSTO MARITO MIO NON TI CONOSCO!
Ecco che ci risiamo! Anche l’estate appena passata ha mandato all’aria più di un matrimonio. La cosa singolare è che, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, non sono stata contattata da mogli disperate e affrante per la scoperta della scappatella e del tradimento del maritino rimasto a casa per gli improrogabili impegni lavorativi agostani; almeno sino ad oggi. Questa volta, ancor prima che il mese finisse, mi hanno contattata ben tre mariti traditi. Il lessico, epurato dalle espressioni colorite, sulle quali per decoro sorvolo, è sempre lo stesso: “avvocato mia moglie mi tradisce e non è la prima volta. Sono disperato, arrabbiato, deluso e amareggiato. Voglio la separazione e voglio fargliela pagare; non può farla franca ancora e io mi sono stufato di far la parte del gran cornuto! Pensi che ha persino confessato in presenza di nostro figlio, ma sono sicuro che al momento giusto ritratterà tutto. Che faccio? La mia vita non ha senso e mi pare così assurdo dover impegnare dei denari per raccogliere prove che possano essermi d’aiuto nel futuro processo per separazione. Sono confuso e non so proprio che fare”. Questo, in sintesi, è ciò che accade. Vi risparmio ogni disquisizione sulla differenza di approccio al problema tra uomini e donne poiché l’infedeltà è, e resterà sempre, uno dei più grandi traumi che affronta il tradito a prescindere dal sesso di quest’ultimo e dal significato sociologico che si attribuisce al fenomeno. Ritengo, invece, utile soffermarmi su alcune questioni giuridiche affrontate di recente dai giudici che possono essere d’aiuto a tutti coloro che vivono questa dolorosa esperienza…
sabato 9 maggio 2015
SEPARAZIONE E DIVORZIO: OK AL MANTENIMENTO ANCHE SE DAVANTI AL SINDACO
Qualche giorno fa ho ritenuto che fosse opportuno focalizzare l’attenzione sulla necessità di distinguere ciò che ormai comunemente viene chiamato “divorzio breve”, indicandosi con tale espressione il tempo che intercorre tra la separazione e, appunto il divorzio, rispetto alle procedure di separazione e divorzio, denominate “lampo” tra le quali è ricompresa quella che è possibile esperire davanti al sindaco. Tra le precisazioni necessarie avevo, così, evidenziato che era possibile ricorrere a tale procedura per ottenere separazione e divorzio, ma anche la modifica delle condizioni, stabilite in tali occasioni, solo se i contenuti dell’accordo, manifestato davanti al primo cittadino, non toccassero questioni patrimoniali e, quindi, di carattere economico, così come avevo sottolineato che non era possibile ricorrere a tali procedure in presenza di figli. In sintesi, la prima interpretazione fornita dal Ministero dell’Interno con riguardo alla legge introduttiva di tali nuove procedure era decisamente restrittiva, consentendo di ricorrere a queste modalità solo in pochissimi casi, ovvero solo nel caso di divorzi congiunti e separazioni consensuali privi di contenuti economici e in assenza di figli minori o maggiorenni economicamente non autosufficienti o disabili. In realtà subito dopo l’entrata in vigore della Legge, l’infelice dizione “patti di trasferimento patrimoniale”, pur in presenza del parere ministeriale, ha condotto ad un’applicazione disomogenea della norma. Recentemente, quindi, il Ministero è nuovamente intervenuto per allargare le possibilità applicative e soprattutto fare chiarezza. Vediamo come…
lunedì 27 aprile 2015
DIVORZIO BREVE: È LEGGE MA SEPARAZIONE E DIVORZIO SEMPLIFICATI SONO UN’ALTRA COSA
Nei mesi scorsi alcuni assistiti e diversi lettori mi hanno domandato come si potesse accedere al divorzio breve di cui tanto sentivano parlare ritenendo che fosse stata approvata una legge per la quale era consentito loro di porre fine al legame coniugale in tempi rapidi e senza eccessivi oneri. Le espressioni contenute nei titoli di molte testate giornalistiche, in effetti, hanno indotto i lettori a credere che il tempo di riflessione tra separazione e divorzio non fosse più di tre anni ma si fosse ridotto. In realtà, però, le cose non stavano così! L’eccessiva necessità di semplificazione e la tentazione di stuzzicare la curiosità hanno indotto, in molte occasioni, i redattori delle note e degli articoli informativi sull’argomento ad utilizzare impropriamente la dizione divorzio breve. Tale espressione è stata infatti utilizzata per indicare la possibilità offerta dal legislatore, a partire dalla fine dello scorso anno, di ricorrere alla separazione ed al divorzio, sussistendone i requisiti, con una modalità semplificata e meno costosa ma che di fatto lasciava inalterati i tempi previsti dall’ordinamento giuridico per accedere al divorzio stesso, dopo aver ottenuto la separazione, consensuale o giudiziale che fosse. In sintesi, si è ingenerata confusione tra la possibilità, concessa dalla legge (L. 162/2014), di ricorrere alla separazione, ma anche al divorzio, attraverso l’accordo da manifestare davanti al Sindaco nella sua qualità di ufficiale di stato civile anziché davanti al giudice, con una procedura più snella, indipendentemente dall’assistenza o meno di un legale, con quanto invece era ancora al vaglio del parlamento in ordine alla possibilità di ridurre le tempistiche per dirsi definitivamente addio. Le norme in questione sono state finalmente approvate solo qualche giorno fa…
lunedì 9 febbraio 2015
SEPARAZIONE: SE L’EX SPARISCE PUÒ ESSERE DISPOSTO L’AFFIDO SUPER ESCLUSIVO
Accade più spesso di quanto non si creda, lei lo lascia e lui non si rassegna e allora per ripicca dice: “sai che c’è? I figli, d’ora in poi, sono affare tuo e non voglio più saperne nulla, pagherò quel tanto che basta, se potrò e se vorrò, ma per il resto dovrai arrangiarti da sola”. Oppure, lui si invaghisce della giovane segretaria o collega di lavoro e perde la testa: “cara mia me ne vado, la vita mi offre un’altra possibilità e quindi non voglio più saperne né di te né del pargolo”. Potrei raccontarne molte altre, ma ciò che risulta importante sottolineare è la circostanza per la quale in queste situazioni, prima o poi, bisogna affrontare alcune decisioni, nell’interesse della prole, a cui, secondo quanto stabilisce la prassi ed il nostro ordinamento giuridico, occorre partecipare congiuntamente in virtù della responsabilità genitoriale. Mi riferisco alle scelte che riguardano per esempio la salute, la confessione religiosa, l’istruzione o anche il cambio della residenza abituale. In tutti questi casi la Legge prevede che i genitori debbano essere congiuntamente presenti, così come in tutte le decisioni di maggior interesse per i figli. Ma se l’altro sparisce e, di fatto, rende difficile o addirittura impossibile l’assunzione di tali decisioni, che fare?
lunedì 15 dicembre 2014
DIVORZIO DIFFICILE: CAPITA CHE IL GIUDICE SI COMPLIMENTI CON GLI AVVOCATI
Non accade così spesso, specialmente quando i complimenti arrivano da un giudice. Eppure qualche giorno fa mi è capitato proprio questo. Non farò nomi ma credo che raccontarvi quanto mi è accaduto sia utile a tutti i colleghi avvocati che in questo periodo vorrebbero abbandonare la professione e dedicarsi a qualsiasi altra cosa che non sia la pratica del diritto. Certo, una volta tanto, in nome dello stile si potrebbe mandare al diavolo la privacy ma proprio non si può e, allora, vi basti sapere che c’è ancora qualcuno che il lavoro degli avvocati è capace di apprezzarlo. Quel lavoro che non si limita allo studio delle questioni processuali, delle norme contenute nelle leggi ma che va un po’ oltre, specie quando si tratta di famiglia e bambini e a prescindere dal compenso che, per inciso, nella circostanza è stato solo simbolico. Quell’approccio un po’ diverso che alla Facoltà di Giurisprudenza non insegnano ma che il volontariato, negli uffici dei giudici minorili, un pochino ti aiuta ad apprendere in modo silenzioso, ogni giorno, attraverso l’osservazione di tutti i soggetti coinvolti: famiglie, avvocati, magistrati, psicologi e assistenti sociali. Beh, devo dire che francamente ho provato piacere, specialmente sapendo quanto fosse apprezzabile la fonte di quel complimento. In breve, voglio raccontarvi questa storia…
venerdì 12 dicembre 2014
I LOVE SHOPPING: SE COMPULSIVO RISCHI LA SEPARAZIONE CON ADDEBITO
Il nostro blog si occupa spesso di tematiche delicate e impegnative prendendo spunto, il più delle volte, da quanto richiesto dai nostri lettori. Tuttavia, considerato il periodo storico particolarmente difficile, appena stemperato dal clima natalizio, ho pensato di alleggerire la lettura dedicando qualche riflessione giuridica su un argomento che mi ha fatto sorridere. L’occasione mi viene offerta da una pronuncia della Corte di Cassazione dello scorso anno, che mi è capitato di leggere per puro caso sul web e che ho approfondito soprattutto in ragione del fatto che io stessa potrei ritrovarmi, per inclinazione e per natura, in una situazione simile a quella dalla quale ha tratto origine la pronuncia in questione. Devo confessare, infatti, di essere molto sensibile al fascino dello shopping, tanto che quando ho letto la pronuncia della Suprema Corte non ho potuto esimermi dal riflettere sulla sottile linea che, ahimè, separa il vizio controllato dall’ossessione. Ma vediamo meglio nel dettaglio…
lunedì 10 novembre 2014
PENSIONE DI REVERSIBILITÀ: MOGLIE ED EX AI FERRI CORTI? INTERVIENE IL GIUDICE
Una recentissima pronuncia della Suprema Corte mi offre lo spunto per approfondire un tema tanto delicato quanto gettonato, ossia la ripartizione della pensione di reversibilità tra coniuge ed ex coniuge, vale a dire tra coniuge (di solito moglie) superstite in base al più recente matrimonio ed ex coniuge poiché dichiarato tale da una sentenza di scioglimento del matrimonio (emessa in caso di matrimonio civile) o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (emessa, invece, nel caso di matrimonio civile e religioso al contempo). Per farla breve può accadere che a seguito del decesso di un individuo, percettore di pensione di vecchiaia, moglie ed ex mogli si mettano a litigare con riguardo all’ammontare loro spettante della pensione di reversibilità. In particolare, la Corte afferma, uniformandosi in tal modo alla costante giurisprudenza di legittimità sul punto, che tale ripartizione debba essere effettuata sulla base della rispettiva durata del matrimonio, dunque dividendo sulla base di tale criterio, in percentuale, l’importo della pensione in parola. Ma per comprendere esattamente la portata della decisione in questione occorre innanzitutto capire cosa si intende per pensione di reversibilità e ciò che nel tempo ha stabilito la giurisprudenza in materia…
lunedì 20 ottobre 2014
SEPARAZIONE GIUDIZIALE: DA QUANDO DEVO PAGARE L’ASSEGNO?
Qualche giorno fa la signora Lucia mi ha contattata telefonicamente per un breve parere riguardante il procedimento di separazione giudiziale che stava affrontando nei confronti del marito Carlo. In sintesi, la lettrice mi ha spiegato che l’avvocato che rappresenta e assiste il signor Carlo sostiene che gli effetti dei provvedimenti provvisori e urgenti, assunti dal giudice alla prima udienza di comparizione personale delle parti, vale a dire nella fase presidenziale del procedimento, non decorrano dalla data della domanda, ovvero del deposito del ricorso, ma dalla data di tale udienza o, al più, dalla diversa data indicata in tali provvedimenti; in altre parole l’avvocato di Carlo ritiene che quest’ultimo debba versare il mantenimento a moglie e figli dal giorno in cui il giudice ha assunto questo provvedimento e non prima. Il difensore della signora Lucia, invece, insiste con il sostenere e conseguentemente richiedere, anche formalmente, che il contributo al mantenimento per moglie e figli, posto a carico del marito, seppur stabilito all’udienza presidenziale, decorra dalla data di proposizione del ricorso contenente le domande connesse appunto alla richiesta di separazione e che, pertanto, gli effetti di tali provvedimenti retroagiscano a tale momento. La signora Lucia mi racconta, dunque, di essere confortata dal proprio legale il quale è certo della sua presa di posizione e vorrebbe agire per il recupero forzoso delle mensilità (ben cinque) che il marito si rifiuta di versare. Un’amica, tuttavia, anch’essa separata, le ha sconsigliato tale azione esecutiva poiché il legale del signor Carlo potrebbe avere ragione. Mi domanda, quindi, se il proprio avvocato abbia colto nel segno o se, invece, rischia di porre in essere un’azione esecutiva ingiustificata e dispendiosa. Vediamo chi ha ragione …
lunedì 4 agosto 2014
ASSISTENTE SOCIALE: CONOSCERE PER CAPIRE
Nonostante lo spirito vacanziero che si respira in questi giorni, carico di spensieratezza e voglia di godersi un po’ di meritato riposo, non posso esimermi dal rispondere ad una mail ricevuta recentemente da una nostra follower, in particolare dalla Sig.ra Crisia, la quale mi offre la possibilità di affrontare un tema estremamente delicato, finanche spinoso ed emotivamente impegnativo, quale il ruolo ricoperto dagli assistenti sociali in caso di separazione burrascosa tra ex conviventi laddove vi siano figli minori da tutelare. Nella specie, la nostra lettrice chiedeva chiarimenti in relazione non solo al comportamento che i genitori di figli minori devono assumere qualora vengano affiancati e supportati dai servizi sociali, ma anche in ordine alle competenze proprie degli assistenti sociali stessi, chiamati a dover gestire situazioni di conflitto tutelando, primariamente, il benessere dei piccolini. Detto ciò, vediamo come l’ordinamento giuridico ha scelto di regolare tale figura …
mercoledì 18 giugno 2014
SE PENSAVI DI CAVARTELA CON UN REGALO…
Il tema del mantenimento dei figli minori, purtroppo, ricopre costantemente un ruolo di primo piano nella giurisprudenza della Cassazione Penale, dal momento che sono frequenti casi in cui i genitori, peraltro in misura drasticamente maggiore i padri, “dimenticano” che un figlio ha delle necessità primarie da soddisfare, come ad esempio mangiare o vestirsi, che implicano necessariamente dei costi, dunque denaro. A tal proposito, una recentissima sentenza della Cassazione Penale ci offre la possibilità di approfondire l’argomento in quanto mette in evidenza la circostanza per la quale il genitore presso cui non sono collocati stabilmente i figli, sul quale dunque grava l’obbligo di contribuire al mantenimento, che faccia dei regali ai medesimi, senza contestualmente provvedere al versamento dell’assegno di mantenimento al genitore presso cui sono collocati stabilmente, di per sé non esclude la commissione del reato di cui all’art. 570 del codice penale, ossia la violazione degli obblighi di assistenza morale e materiale della famiglia. Prima di analizzare la sentenza oggetto del presente contributo, vediamo come il nostro ordinamento giuridico qualifica chi tenta di sfuggire alle proprie responsabilità genitoriali…
mercoledì 7 maggio 2014
LA SEPARAZIONE INDUCE A COMPORTAMENTI ILLECITI, MA I FIGLI NON SI TOCCANO!
Una recente decisione della Corte di Cassazione mi ha fatto ricordare il caso di una donna che ho assistito qualche anno fa, sia in quanto vittima di un sinistro stradale sia nella veste di moglie e madre di due bimbi, all’epoca di nove e undici anni, nel procedimento di separazione dal marito. In breve Daniela, rimasta vittima di un grave incidente stradale che le aveva procurato importanti lesioni agli arti inferiori, con postumi invalidanti di entità piuttosto seria ed un lunghissimo periodo di convalescenza, aveva scoperto che Luigi, il marito, nel frattempo, aveva intrapreso una relazione con una collega di lavoro. L’infedeltà perpetrata dal coniuge in un momento tanto delicato della sua esistenza le aveva reso intollerabile la prosecuzione della vita matrimoniale e, pertanto, sorda di fronte alle richieste di perdono di Luigi che, pur di non perdere la possibilità di stare accanto ai propri figli, era disposto a dimenticare l’amante e tentare di ricostituire il ménage familiare, aveva comunque voluto procedere con la richiesta di separazione. Di fronte a una tale risoluta decisione Luigi, una volta lasciata l’abitazione coniugale, aveva iniziato a vedere i piccoli secondo le consuete modalità di visita, mantenendo tuttavia una condotta via via sempre meno rispettosa di giorni e orari, sottraendo per lunghi periodi i bimbi dalla vigilanza e dall’affetto materno e trattenendoli con sé al di fuori degli accordi temporaneamente assunti, in attesa della pronuncia del giudice. Daniela, dunque, chiedeva se una tale condotta fosse legittima e come potesse tutelare il suo ruolo genitoriale…
lunedì 7 aprile 2014
DA ESCLUSIVO A CONDIVISO: LA RIVOLUZIONE DELL’AFFIDO
Una recentissima sentenza della Suprema Corte ci offre la possibilità di approfondire un tema tanto delicato quanto attuale, ossia l’istituto dell’affido condiviso, cioè quella forma di affidamento dei minori ad entrambi i genitori e non a uno solo, come invece avveniva antecedentemente all’introduzione dell’istituto medesimo, avvenuta in Italia mediante la legge n. 54/2006, consentendo così ai figli, nonostante la separazione dei propri genitori, di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi. La sentenza, confermando l’orientamento della Cassazione, ha sottolineato l’importanza dell’affido condiviso anche in casi caratterizzati da accesa conflittualità tra i coniugi/genitori. Vediamo insieme perché…
sabato 8 febbraio 2014
SE FAI I SOLDI MI AUMENTI L'ASSEGNO
Se il marito eredita, l’assegno di mantenimento per moglie e figli aumenta, è quanto ha stabilito recentemente la Cassazione in ossequio ai principi contenuti nell’art. 156 del codice civile e a quelli di solidarietà coniugale richiamati dall’art. 143 del medesimo codice. La decisione appare, dunque, assolutamente allineata con il sistema di diritto il quale sostanzialmente ammette, nel caso di separazione e divorzio, che sia concessa una somma a titolo di mantenimento, anche all’altro coniuge, e non solo ai figli, qualora sussistano determinati presupposti. In molte circostanze, infatti, è capitato a noi avvocati che la nostra cliente (in genere si discute del mantenimento della moglie, piuttosto che del marito, ma non manca anche qualche caso inverso) lamenti che il coniuge da cui intende separarsi pur dichiarando al fisco piccole somme, goda in realtà di redditi decisamente più cospicui in virtù di lasciti ereditari o di vincite milionarie al superenalotto o ancora, come più frequentemente accade, di ricavi non denunciati all’erario. I giudici della Suprema Corte, sia nella citata sentenza sia in altre occasioni, hanno confermato tale orientamento realizzando gli interessi di tutti quei soggetti che hanno goduto, durante il matrimonio, di un determinato tenore di vita e che, giustamente, ne reclamino, nel momento della crisi, la conservazione. Vediamo, insieme, in che termini…
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