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lunedì 3 novembre 2014

GINECOLOGA SBAGLIA: IL FETO È MALFORMATO MA NON SE NE ACCORGE E ALTERA L’ECOGRAFIA PER MASCHERARE L’ERRORE


Tra le notizie di cronaca di qualche giorno fa, ho letto del caso di una ginecologa vicentina che, nel tentativo di porre rimedio ad un errore professionale, ha alterato un esame diagnostico con l’intento di occultare le prove della propria imperizia. Il bimbo è nato, purtroppo, privo di una mano e di parte dell’avambraccio senza che i genitori ne fossero mai stati informati e, dunque, con un’invalidità grave che si riflette e si rifletterà in modo importante sul suo benessere psicofisico e quindi sulla sua salute e sulla sua vita futura. Si tratta in pratica di un chiaro esempio di lesione del diritto a una genitorialità cosciente e consapevole dovuta alla carenza di informazione per errore medico. Un caso un po’ diverso da quello che ho affrontato, personalmente, qualche tempo fa ma per certi versi affine. Credo, infatti, che ricorderete la vicenda della donna che dopo essersi rivolta al proprio medico curante per la prescrizione di un farmaco anticoncezionale concepì un bimbo poiché il medicinale in questione era in realtà un modulatore ormonale prescritto alle donne in prossimità di menopausa e, quindi, incapace di inibire il concepimento. In entrambi i casi è stato violato il diritto all’autodeterminazione. Vediamo, giuridicamente parlando, quali sono gli aspetti comuni alle due vicende e quali invece i diritti lesi nel caso vicentino…

lunedì 7 luglio 2014

NASCITA INDESIDERATA: NESSUN RISARCIMENTO SENZA PROVA DELLA LESIONE DI UN DIRITTO



Qualche settimana fa la Suprema Corte di Cassazione ha avuto modo di tornare nuovamente sul dibattuto e attualissimo argomento della risarcibilità dei danni da nascita indesiderata. La problematica coinvolge infatti non solo, come evidenziato nel caso che ho affrontato personalmente di recente avanti al Tribunale di Milano, l’ipotesi di lesione del diritto all’autodeterminazione e alla scelta di una genitorialità libera e consapevole ma anche le ipotesi in cui la gestante, a causa del mancato rilievo da parte del sanitario dell’esistenza di malformazioni congenite del feto, perda la possibilità di esercitare il diritto all’aborto. Per la verità nel caso affrontato si è limitata a confermare un recentissimo orientamento della stessa Corte sulla base del quale non si può dare luogo al risarcimento, poiché non vi è prova della lesione di un diritto, se la gestante non ha dimostrato che se fosse stata informata delle malformazioni del concepito, avrebbe senza dubbio interrotto la gravidanza, né tale prova può essere desunta dal solo fatto della esistenza della richiesta di essere sottoposta agli esami finalizzati alla verifica dell’esistenza di eventuali anomalie del feto. In altre parole è la donna che deve provare che se avesse saputo delle malformazioni del bambino avrebbe scelto indiscutibilmente di non portare avanti la gravidanza perché ciò avrebbe inciso sulla sua salute psichica. Cerchiamo, dunque, di capire meglio il processo logico che ha indotto a confermare questo principio …

venerdì 27 giugno 2014

CHIRURGIA ESTETICA: CONSENSO INFORMATO SEMPRE, ANCHE PER LA RIMOZIONE DI UN TATUAGGIO



Quando si rivolge a me qualcuno che reclama tutela in relazione ad un errore medico uno dei primi quesiti che pongo riguarda la circostanza dell’informazione. Chiedo, dunque, se il medico ha fornito, prima dell’esecuzione dell’intervento, un’informativa dettagliata e completa sia con riguardo alle modalità di esecuzione sia in relazione alle possibili conseguenze e agli esiti della stessa operazione. Ciò accade in particolare se l’intervento non è considerato, da un punto di vista medico, come necessario. La riflessione è piuttosto attuale e mi è stata sollecitata dalla lettura di un’interessante sentenza della Cassazione che ha posto in evidenza in modo chiaro e analitico alcuni criteri riguardanti le modalità di una corretta informazione in materia di chirurgia estetica ovvero in relazione a tutti quegli interventi cui il paziente si sottopone senza una vera necessità medica ma per finalità diverse. Un esempio significativo lo fornisce una delle tendenze degli ultimi anni: tutti pazzi per i tattoo, ma se si decide di rimuoverli? Vediamo di che si tratta …

lunedì 26 maggio 2014

FAMIGLIA DI FATTO: SE UCCIDI IL CONVIVENTE, RISARCISCI "L'ALTRA METÀ" CHE SUBISCE LA PERDITA


La sentenza postata qualche giorno fa rappresenta un altro passo verso l’equiparazione, almeno per alcuni fondamentali aspetti, tra famiglia per così dire legittima, ovvero legata dal vincolo matrimoniale, e quella naturale. La decisione, infatti, conferma l’orientamento, ormai consolidato, dei giudici di riconoscere la convivenza quale realtà sociale caratterizzata da una coabitazione stabile tra due persone che si rispettino tra loro e a cui, dunque, è necessario ricondurre diritti e obblighi. Nel nostro Paese la regolamentazione di qualche aspetto, in assenza di una legislazione unitaria che disciplini la materia, è stata demandata talvolta a leggi speciali e altre volte agli stessi giudici i quali, nell’ambito dell’attività interpretativa delle norme esistenti, hanno esteso anche ai componenti della famiglia di fatto tutele analoghe a quelle previste, dall’ordinamento giuridico, per i coniugi. Su tale presupposto i magistrati della Suprema Corte hanno ribadito un principio già affermato in precedenza, pure con riguardo alle coppie omosessuali, sulla base del quale anche la perdita del compagno o della compagna, con cui si coabita stabilmente, avvenuta per un fatto illecito altrui, quale può essere quello di un soggetto che alla guida di un auto provochi un sinistro stradale o quello commesso da un sanitario nell’esercizio della professione medica o ancora quello posto in essere da un datore di lavoro che abbia omesso di dotare di misure antinfortunistiche il lavoratore, da diritto al risarcimento dei danni per lesione di diritti. Vediamo allora quali sono i diritti che vengono lesi da tali comportamenti e in che modo e misura essi danno luogo a danni risarcibili…

venerdì 16 maggio 2014

LA GENITORIALITÀ COSCIENTE E CONSAPEVOLE È UN DIRITTO



Qualcuno di Voi avrà già letto la notizia su alcune riviste di informazione cui ho voluto trasmettere la sentenza, la n. 3477 pubblicata il 12 marzo 2014, affinché fosse resa nota e soprattutto venisse diffuso, non solo tra gli operatori del diritto, il principio giuridico sul quale ho ritenuto di fondare la domanda, poi accolta, sebbene parzialmente, di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti da un uomo e una donna che, avendo consapevolmente scelto, per motivi strettamente personali, insindacabili e comunque gravi, di non essere genitori, si sono rivolti al medico curante per ottenere la prescrizione di un farmaco anticoncezionale. Il medico, tuttavia, sbagliando clamorosamente, in luogo del farmaco anticoncezionale richiesto dall’assistita, prescriveva un modulatore ormonale in menopausa. La donna, giovane e fertile, com’era prevedibile, è rimasta incinta e successivamente ha messo al mondo un bimbo sano. Il giudice meneghino cui è stata assegnata la causa ha, quindi, ritenuto di riconoscere il risarcimento del danno per lesione del diritto all’autodeterminazione commisurandolo a quanto necessario a mantenere il nascituro. Più nel dettaglio …

lunedì 17 marzo 2014

PERDITA DELLA VITA: DANNO RISARCIBILE? ADESSO SI! (FINALMENTE E SENZA CONDIZIONI)



Dopo molte riflessioni e non prima di averne esaminato con attenzione il contenuto ho ritenuto doveroso, giuridicamente e umanamente, unirmi al coro di applausi che hanno accolto la sentenza, n. 1361, resa dalla III Sezione della Cassazione civile, depositata il 23 gennaio scorso, magistralmente presieduta dal Dott. Libertino Alberto Russo e relazionata dal consigliere, Dott. Luigi Alessandro Scarano, che, riconoscendo la risarcibilità del danno da morte (c.d. danno tanatologico, dal greco thànatos = “morte”, e lògos = “discorso” o “studio”) o perdita della vita, oltre a costituire un passaggio epocale nella storia della responsabilità civile e del complesso ambito della risarcibilità dei danni, rappresenta a mio giudizio, e di molti altri tecnici del diritto (ma non tutti), un segno tangibile che il pensiero dell’uomo evolve e che il giurista deve talvolta coraggiosamente disancorarsi dalle interpretazioni e dai sistemi ormai superati e affiancarsi al comune sentire; e ciò anche se tale gesto rappresenta uno stravolgimento che, indubbiamente, da taluni, viene e verrà letto come una forzatura giuridica proprio perché traccia una pacata, per il linguaggio e le espressioni utilizzate, ma al contempo decisa rottura rispetto ai massimi sistemi delineati dalla tradizione. Una pronuncia che ha già fatto discutere e della quale molto ancora si dirà, in aperto contrasto, lasciatemi dire, con l’incomprensibile politica assunta dai nostri governanti finalizzata a ridurre, e in taluni casi addirittura annullare, decenni di faticose battaglie intraprese, da noi avvocati e dai nostri patrocinati, per il riconoscimento dei diritti dei danneggiati e dei loro congiunti. A questo punto è giusto capire in che senso la decisione in questione sia unica e rivoluzionaria rispetto al passato... 

sabato 30 novembre 2013

INFORMARE SEMPRE: SOPRATTUTTO SE LA STRUTTURA SANITARIA E’ CARENTE E UN BIMBO STA PER NASCERE



Un’amica mi raccontava che quando scopri di essere in attesa di un bimbo sai già che la vita che c’è dentro di te è l’unica cosa che conta e che conterà in futuro. Sai già che farai di tutto affinché nessuno e niente possa nuocergli o ancor peggio mettere in pericolo la sua esistenza. Insomma per la creatura che cresce ogni giorno dentro di te desideri le cose migliori e ti auspichi che anche il resto del mondo condivida questo sentimento e gli riservi pensieri gentili e azioni generose o, per lo meno, che gli dedichi il rispetto che merita come essere umano. Peraltro, aggiungeva che emozioni analoghe e medesime aspettative, contrariamente al pensiero di alcuni, le prova anche il papà; forse con modalità di espressione diverse ma resta comunque il fatto indubitabile che il senso di paternità si sviluppa di pari passo con quello di noi mamme. Ebbene, ciò che mi ha indotta a ricordare tale episodio è una recente sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna, da parte dei giudici di primo e secondo grado, del primario di un reparto di ostetricia unitamente alla struttura ospedaliera in cui prestava la propria attività. Vediamo insieme su quali presupposti.

lunedì 23 settembre 2013

CASSAZIONE A FAVORE DEL PAZIENTE: PIU’ SEMPLICE FORNIRE LA PROVA DELL’ERRORE MEDICO

Scott W. Atlas "Power to the patient" (2005)

Giusto per non dimenticarci uno dei temi di maggiore interesse, ovvero quello della responsabilità dei camici bianchi che, nello svolgimento del loro lavoro, commettono errori colpevoli, ritengo doveroso portare all’attenzione dei miei lettori, una recentissima sentenza della Corte di Cassazione la quale ha riconfermato, con apprezzabile procedimento logico, le regole che i pazienti danneggiati o, nei casi più sventurati, i loro familiari devono conoscere relativamente agli obblighi processuali che gravano su di loro al fine di supportare adeguatamente le loro richiesta di risarcimento. In primo luogo credo sia utile chiarire un aspetto che spesso non viene considerato. Nel momento in cui un paziente si reca o viene trasferito in un pronto soccorso stabilisce un “contatto sociale” con l’ente o l’azienda ospedaliera, che deve essere considerato un vero e proprio “contratto di spedalità” tra paziente e medico. Veniamo dunque alla citata sentenza la quale, in sintesi, ha ribadito che…

lunedì 22 luglio 2013

ESTETICA: CHIRURGO CHE SBAGLIA PAGA


Un vero e proprio fenomeno sociale che porta con sé il rischio, non trascurabile, che molte operazioni non siano eseguite correttamente. Gli interventi mal riusciti comportano  talvolta danni rilevanti per i pazienti che vanno valutati non solo sotto il profilo strettamente biologico ma anche psicologico o morale.  La chirurgia plastica nel nostro Paese ha conosciuto un vero proprio boom nell’ultimo decennio: oltre 600.000 gli interventi effettuati con finalità estetiche ogni anno.

martedì 25 giugno 2013

E' OMICIDIO COLPOSO SE IL MEDICO DIMETTE IL PAZIENTE SENZA CONSIDERARE DECISIONI ERRONEE



Il caso: un paziente muore a causa di un arresto cardiocircolatorio in seguito a un'occlusione intestinale dovuta a residui di liquido di contrasto, ingerito in occasione di un esame radiologico prima di un intervento chirurgico.  Nonostante presentasse dolori, nausee e assenza di canalizzazione a distanza di cinque giorni dall’intervento chirurgico, il paziente era stato dimesso.

martedì 18 giugno 2013

E' POSSIBILE ESSERE RISARCITI PER IMPRUDENZA DEL MEDICO DURANTE IL PARTO?


Risposta: La responsabilità del medico per il danno subito dal paziente presuppone la violazione dei doveri inerenti allo svolgimento della professione, tra cui il dovere di diligenza da valutarsi in riferimento alla natura della specifica attività esercitata; tale diligenza non è quella del buon padre di famiglia ma quella del debitore qualificato ai sensi dell'art. 1176, secondo comma cod. civ. che comporta il rispetto degli accorgimenti e delle regole tecniche obbiettivamente connesse all'esercizio della professione e ricomprende pertanto anche la perizia.

martedì 8 gennaio 2013

RIVOLUZIONE COPERNICANA IN ATTO: NEONATI RISARCITI SE NATI CON MALFORMAZIONI NON DIAGNOSTICATE


Con una recente sentenza di 76 pagine la III Sezione civile della Corte di Cassazione ha riconosciuto, per la prima volta direttamente in capo al neonato affetto da malformazione o da sindrome genetica non puntualmente diagnosticata, il diritto a chiedere il risarcimento del danno per essere nato malformato. 

giovedì 15 settembre 2011

SENZA CONSENSO INFORMATO IL MEDICO RISARCISCE ANCHE SE L'INTERVENTO E' STATO ESEGUITO CORRETTAMENTE


In ambito di responsabilità medica la giurisprudenza ha intrapreso la strada di una sempre  più ampia tutela dei diritti del paziente, dove l’informazione, sia in ambito diagnostico che terapeutico, è divenuto un elemento integrante ed imprescindibile della prestazione sanitaria. Un caso di particolare interesse lo fornisce una recente pronuncia della Cassazione.