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martedì 3 giugno 2014

DIRITTO ALL’OBLIO: COME FARSI DIMENTICARE (Google carica il modulo)


Come anticipato nell’ultimo post, continuiamo a parlare di diritto all’oblio, un tema che sta suscitando non poche domande. A distanza di appena poco più di due settimane dalla pubblicazione, la sentenza del 13 maggio della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha spinto il motore di ricerca Google a correre ai ripari, tanto che lo stesso ha prontamente reso disponibile online un modulo attraverso il quale gli utenti europei potranno richiedere la rimozione dei risultati di ricerca ritenuti inopportuni o, addirittura, lesivi del diritto al trattamento dei propri dati personali sensibili. Tale iniziativa non può che destare un certo interesse, soprattutto in relazione al bilanciamento che dovrà necessariamente essere attuato tra il diritto all’oblio ed il diritto all’informazione. Chi controllerà quali siano le informazioni opportune e quali, al contrario, non lo sono più? Cerchiamo di capirlo insieme…

venerdì 30 maggio 2014

NON “RICERCARMI”, VOGLIO ESSERE DIMENTICATO! (Nuove regole per i motori di ricerca)



Non sarà certo sfuggito ai nostri lettori il clamore mediatico che ha suscitato in questi giorni la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea pubblicata 13 maggio scorso, ovviamente dipeso dal fatto che ineditamente è stato rafforzato il cosiddetto diritto all’oblio, ossia il diritto ad essere dimenticati; particolare forma di garanzia che prevede limiti alla possibilità di diffondere dati sensibili e precedenti pregiudizievoli, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca. Un siffatto diritto, in effetti, in prima istanza parrebbe stonare con l’attuale contingenza storica, nella quale post, tweet, selfie ed hashhtag di fatto scandiscono la quotidianità della maggior parte delle persone, stante il desiderio, sempre crescente, di condividere con il mondo gli avvenimenti più importanti della nostra vita, cristallizzandoli nell’infinita memoria del web. Vediamo di cosa si tratta …

venerdì 4 aprile 2014

IL BLOG NON SI OSCURA! È FONTE DI INFORMAZIONE E BENE PER LA COLLETTIVITÀ



L’argomento di oggi è alquanto caro alle colleghe e ai colleghi blogger e a chi comunica utilizzando i media digitali. Vediamo infatti oggi quanto ha stabilito una recente pronuncia della Suprema Corte che, a distanza di qualche giorno da un’analoga decisione, è tornata sulla questione riguardante la sequestrabilità dei siti web attraverso cui vengono diffuse notizie e opinioni, e quindi in relazione alla libertà di espressione e di pensiero degli autori di articoli e post, non necessariamente iscritti all’albo dei giornalisti. Per la verità, nonostante qualche commentatore abbia fatto rilevare la sussistenza di contraddizioni nelle due decisioni in argomento, ad un esame più accorto e a mio modesto parere, le stesse risultano coerenti e perfettamente allineate tra loro e ai pochi precedenti sul punto. Entrambe partono, infatti, dal presupposto che i siti web e i blog non godono della speciale tutela prevista per le testate giornalistiche e quindi ad essi non sono applicabili i limiti sul sequestro che valgono per i giornali cartacei. Gli stessi possono quindi essere sottoposti alla misura cautelare del sequestro preventivo. Fatta questa doverosa premessa le due sentenze in discussione pongono in rilievo che lo strumento del sequestro, per la sua gravità e incisività su altri diritti ugualmente degni di tutela, può essere utilizzato solo se ricorrono determinate circostanze. Quali?...