La sentenza postata qualche giorno fa rappresenta un altro passo verso l’equiparazione, almeno per alcuni fondamentali aspetti, tra famiglia per così dire legittima, ovvero legata dal vincolo matrimoniale, e quella naturale. La decisione, infatti, conferma l’orientamento, ormai consolidato, dei giudici di riconoscere la convivenza quale realtà sociale caratterizzata da una coabitazione stabile tra due persone che si rispettino tra loro e a cui, dunque, è necessario ricondurre diritti e obblighi. Nel nostro Paese la regolamentazione di qualche aspetto, in assenza di una legislazione unitaria che disciplini la materia, è stata demandata talvolta a leggi speciali e altre volte agli stessi giudici i quali, nell’ambito dell’attività interpretativa delle norme esistenti, hanno esteso anche ai componenti della famiglia di fatto tutele analoghe a quelle previste, dall’ordinamento giuridico, per i coniugi. Su tale presupposto i magistrati della Suprema Corte hanno ribadito un principio già affermato in precedenza, pure con riguardo alle coppie omosessuali, sulla base del quale anche la perdita del compagno o della compagna, con cui si coabita stabilmente, avvenuta per un fatto illecito altrui, quale può essere quello di un soggetto che alla guida di un auto provochi un sinistro stradale o quello commesso da un sanitario nell’esercizio della professione medica o ancora quello posto in essere da un datore di lavoro che abbia omesso di dotare di misure antinfortunistiche il lavoratore, da diritto al risarcimento dei danni per lesione di diritti. Vediamo allora quali sono i diritti che vengono lesi da tali comportamenti e in che modo e misura essi danno luogo a danni risarcibili…
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lunedì 26 maggio 2014
mercoledì 7 maggio 2014
LA SEPARAZIONE INDUCE A COMPORTAMENTI ILLECITI, MA I FIGLI NON SI TOCCANO!
Una recente decisione della Corte di Cassazione mi ha fatto ricordare il caso di una donna che ho assistito qualche anno fa, sia in quanto vittima di un sinistro stradale sia nella veste di moglie e madre di due bimbi, all’epoca di nove e undici anni, nel procedimento di separazione dal marito. In breve Daniela, rimasta vittima di un grave incidente stradale che le aveva procurato importanti lesioni agli arti inferiori, con postumi invalidanti di entità piuttosto seria ed un lunghissimo periodo di convalescenza, aveva scoperto che Luigi, il marito, nel frattempo, aveva intrapreso una relazione con una collega di lavoro. L’infedeltà perpetrata dal coniuge in un momento tanto delicato della sua esistenza le aveva reso intollerabile la prosecuzione della vita matrimoniale e, pertanto, sorda di fronte alle richieste di perdono di Luigi che, pur di non perdere la possibilità di stare accanto ai propri figli, era disposto a dimenticare l’amante e tentare di ricostituire il ménage familiare, aveva comunque voluto procedere con la richiesta di separazione. Di fronte a una tale risoluta decisione Luigi, una volta lasciata l’abitazione coniugale, aveva iniziato a vedere i piccoli secondo le consuete modalità di visita, mantenendo tuttavia una condotta via via sempre meno rispettosa di giorni e orari, sottraendo per lunghi periodi i bimbi dalla vigilanza e dall’affetto materno e trattenendoli con sé al di fuori degli accordi temporaneamente assunti, in attesa della pronuncia del giudice. Daniela, dunque, chiedeva se una tale condotta fosse legittima e come potesse tutelare il suo ruolo genitoriale…
martedì 3 maggio 2011
ATTI ILLECITI COMMESSI DA MINORI: CHI PAGA I DANNI?
Sulle pagine dei giornali sempre più spesso si legge di fatti, talvolta gravi, che vedono protagonisti giovani di minore età. Si va da atti di vandalismo a comportamenti di bullismo, dentro e fuori le mura scolastiche, sino ad arrivare al compimento di reati che destano un forte allarme sociale quali rapine, violenze sessuali e persino omicidi. Non bisogna neppure trascurare, tuttavia, tutti quei comportamenti che, seppur non reati, sono però meri atti illeciti colposi i quali, comunque, secondo le normali regole che presiedono la responsabilità civile, obbligano ad un risarcimento talvolta cospicuo. Ma se è un minore a fare il danno, chi risarcisce?
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