mercoledì 18 maggio 2016

EQUITALIA: SE SBAGLIA RISARCISCE IL DANNO


Ricevere una cartella esattoriale da parte di Equitalia è sicuramente uno degli incubi di noi italiani. Ciò perché può essere l’inizio di una vicenda molto lunga, costosa e moralmente impegnativa che potrebbe anche finire con il pignoramento dei nostri sudatissimi beni. Tuttavia non bisogna mai scoraggiarsi: la cartella, infatti, può essere annullata per errore e quindi, sulla base di una recente sentenza del Giudice di Pace di Taranto, oggi è possibile chiedere e ottenere la condanna dell’ente impositore a risarcire il danno subito. Tale opportunità non è di poco conto e dunque mi pare giusto che alla questione vada data la giusta luce e la notorietà che merita. Cerchiamo, allora, di capire insieme come fare…

lunedì 2 maggio 2016

IDENTIFICARE UNA PERSONA CON UN ESCREMENTO PUÒ ESSERE SATIRA


A poche settimane dal post in cui mi soffermavo sul delicato e sottile confine tra diritto di cronaca o critica e diffamazione a mezzo stampa, ecco che una sentenza della Corte di Cassazione mi dà l’occasione di ritornare sull’argomento, seppure sotto un diverso profilo, quello della satira. Questa volta, peraltro, entrambi i protagonisti della vicenda esaminata dai giudici di legittimità appartengono al mondo del giornalismo. Da un lato, infatti, c’è un giornalista (poi dimessosi dall’Albo), di cui si era scoperto il coinvolgimento con i servizi segreti. E, dall’altro, c’è un giornalista appartenente ad un famoso gruppo editoriale italiano che, nel commentare la vicenda del primo (somigliante per un lettore all’analoga vicenda di Hemingway spia per il Dipartimento di Stato), aveva utilizzato una battuta del comico milanese Gino Bramieri che invitava, in uno dei suoi sketch, a non “confondere il risotto con la merda”. Da qui, la vicenda processuale tra i due, risolta in maniera diametralmente opposta in primo e in secondo grado, fino ad arrivare alla Cassazione che ha visto, nella pur colorita espressione, solo esercizio del diritto di satira. Vediamo in che modo…

mercoledì 20 aprile 2016

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: SI PUÒ NON RISPONDERE QUANDO IL FATTO È “TENUE”?


Tutti noi sappiamo che guidare sotto l’effetto di sostanza alcoliche o stupefacenti è vietato dalla legge: le nostre capacità di reagire alle insidie stradali diminuiscono ed è possibile arrecare un serio danno a persone e cose. Pertanto se veniamo “beccati” rischiamo di essere condannati, secondo quanto disciplinato dall’art 186 del Codice della Strada, ad una sanzione amministrativa o, ancor peggio, ad una sanzione penale, a seconda del tasso alcolemico che viene accertato essere presente nel nostro organismo. Molti di noi, tuttavia, sono a conoscenza del contenuto dell’art 131 bis del codice penale denominato “Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto”. Tale disposizione, introdotta con il Decreto Legislativo n. 28 del 16 marzo 2015, consente al giudice di emettere sentenza di assoluzione in tutti quei casi in cui l’offesa al bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice sia di particolare tenuità. Che relazione esiste allora tra l’art 186 del Codice della Strada e l’art 131 bis del codice penale? Può quest’ultimo applicarsi al reato di guida in stato di ebbrezza? Il tema è stato recentemente oggetto di una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Vediamo insieme come i giudici hanno risolto il problema…

lunedì 4 aprile 2016

LAVORO: QUANDO LO STRESS DÀ DIRITTO AL RISARCIMENTO


L’ambiente lavorativo, si sa, provoca normalmente ansia, agitazione, frustrazione, stress. La colpa è delle scadenze da rispettare, dei contrasti e delle competizioni tra colleghi, delle pressioni dei capi, ma anche della cattiva organizzazione del lavoro (scarsa partecipazione ai processi decisionali e organizzativi, poca chiarezza nei ruoli e nelle mansioni). In questi casi, infatti, il lavoratore si sente incapace e inadeguato di fronte alle richieste provenienti dal contesto lavorativo con conseguenti effetti negativi sulla sua sfera psico-fisica, e spesso sulla qualità del suo lavoro. È lo stress da lavoro, appunto. Il compito di mantenere un ambiente di lavoro sereno sia per l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori sia per una piena ed efficiente produttività aziendale è del datore di lavoro che ha l’obbligo giuridico di adottare un sistema di gestione idoneo a individuare, valutare ed eliminare i fattori di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Ma, che succede se a creare una situazione di stress e malessere lavorativo è proprio il datore di lavoro?