Visualizzazione post con etichetta DIRITTO DI SATIRA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DIRITTO DI SATIRA. Mostra tutti i post

lunedì 2 maggio 2016

IDENTIFICARE UNA PERSONA CON UN ESCREMENTO PUÒ ESSERE SATIRA


A poche settimane dal post in cui mi soffermavo sul delicato e sottile confine tra diritto di cronaca o critica e diffamazione a mezzo stampa, ecco che una sentenza della Corte di Cassazione mi dà l’occasione di ritornare sull’argomento, seppure sotto un diverso profilo, quello della satira. Questa volta, peraltro, entrambi i protagonisti della vicenda esaminata dai giudici di legittimità appartengono al mondo del giornalismo. Da un lato, infatti, c’è un giornalista (poi dimessosi dall’Albo), di cui si era scoperto il coinvolgimento con i servizi segreti. E, dall’altro, c’è un giornalista appartenente ad un famoso gruppo editoriale italiano che, nel commentare la vicenda del primo (somigliante per un lettore all’analoga vicenda di Hemingway spia per il Dipartimento di Stato), aveva utilizzato una battuta del comico milanese Gino Bramieri che invitava, in uno dei suoi sketch, a non “confondere il risotto con la merda”. Da qui, la vicenda processuale tra i due, risolta in maniera diametralmente opposta in primo e in secondo grado, fino ad arrivare alla Cassazione che ha visto, nella pur colorita espressione, solo esercizio del diritto di satira. Vediamo in che modo…

lunedì 19 gennaio 2015

SATIRA: "IL RE È IN MUTANDE"


L’orribile massacro di qualche giorno fa, compiuto presso la sede del settimanale parigino Charlie Hebdo, ha suscitato lo sdegno dell’umanità intera. L’obiettivo che gli attentatori si ponevano era, com’è noto, punire la satira sfacciata e sbeffeggiante che caratterizzava, e distinguerà ancora, secondo quanto dichiarato dai portavoce del magazine, la linea editoriale del giornale. Inevitabile la querelle che ne è seguita sulla premessa, accettata all’unisono, che comunque l’assassinio di massa compiuto è, e rimane, un atto criminale inaccettabile ed esecrabile sotto ogni punto di vista. Gli attentatori hanno espressamente ammesso che gli eroi reclutati “hanno agito come una vendetta per le offese contro il profeta Maometto”; in altre parole hanno ritenuto inaccettabile l’offesa blasfema arrecata al proprio credo religioso. E allora, satira sì o satira no? Ma soprattutto, considerato lo scopo che si pone giuridicamente parlando, legge e giurisprudenza che approccio hanno verso la satira, sia essa politica o religiosa? La satira, destinata per tradizione e cultura a far arrabbiare, è di per sé espressione di un diritto giuridicamente rilevante o semplice manifestazione del diritto di critica e, dunque, soggiace agli stessi limiti di liceità previsti per l’esercizio di tale diritto? Il mio contributo naturalmente non può che essere di natura giuridica, senza tralasciare qualche utile citazione…