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lunedì 30 novembre 2015

SINISTRI STRADALI: MA IL DATORE DI LAVORO CHI LO RISARCISCE?


Quando in occasione di un sinistro stradale viene coinvolto un soggetto che lavora alle dipendenze di un altro, o di un’azienda che fa capo ad una società, ci si domanda se i danni patrimoniali che subisce il datore di lavoro a causa dell’incidente possano essere autonomamente risarciti a prescindere dalle azioni che il danneggiato porta avanti. La questione non è di poco conto poiché talvolta si tratta di danni economici di una certa rilevanza. Inps e Inail, che sono gli enti che intervengono nel caso, appunto, di malattia o infortunio dipendenti anche dal fatto di un terzo (quale è proprio il caso dell’incidente stradale avvenuto per colpa di un soggetto terzo), provvedono, infatti, solo in parte a coprire le retribuzioni comunque dovute al lavoratore. Sul datore di lavoro grava quindi il danno di dover continuare a versare le contribuzioni di legge e retribuire il dipendente per la parte residua non corrisposta da tali enti pur non potendo fruire della prestazione di lavoro, talvolta per periodi molto lunghi come accade nel caso di sinistri cui conseguono lesioni gravi. Oltre a ciò si consideri che le quote di assicurazione che il datore versa per garantire i dipendenti presso Inps e Inail aumentano proprio al verificarsi di tali circostanze. Cosa può fare allora il datore di lavoro che si trovi ad affrontare situazioni come questa? 

mercoledì 10 settembre 2014

SINISTRO STRADALE: SE UNO STUDENTE RIPORTA GRAVI LESIONI E LA CAPACITÀ LAVORATIVA FUTURA SI RIDUCE, IL RISARCIMENTO È DOVUTO?


I colleghi avvocati che si occupano di responsabilità civile, e in particolare di assistere le vittime da sinistro stradale, sanno molto bene quanto sia difficile, direi quasi impossibile, ottenere in via bonaria, e al di fuori del contenzioso giudiziario, il risarcimento del danno patrimoniale da perdita o ridotta capacità lavorativa futura. Ciò è particolarmente vero laddove il soggetto danneggiato sia un minorenne, studente all’epoca del sinistro. Le compagnie di assicurazione, in tali circostanze, si limitano a respingere ogni richiesta risarcitoria adducendo laconicamente la mancanza di ogni prova sul punto. La realtà è, invece, che qualunque elemento di prova, a supporto della richiesta, venga allegato non viene in alcun modo preso in considerazione! Oggi cercherò, dunque, di spiegarvi il motivo di tale atteggiamento e, soprattutto, quanto sia importante per i nostri assistiti insistere con ogni strumento giuridico a disposizione per ottenere il ristoro che merita una partita di danno tanto importante e, a volte, decisamente cospicua.

sabato 8 marzo 2014

IL TITOLARE DEVE RISARCIRE IL MANCATO GUADAGNO, SE DECIDE DI “TAGLIARE FUORI” IL SUO AGENTE DI VENDITA



L’articolo pubblicato lo scorso primo marzo, dedicato alla perdita di chance, ha riscosso notevole successo tra i nostri lettori, tanto che la redazione ha ricevuto moltissime e-mail in cui venivano chiesti ulteriori chiarimenti in materia. In particolare, il Sig. Vincenzo ci ha posto la seguente domanda: “supponendo che il rappresentante vendite di una azienda si accorga che, contrariamente agli accordi contrattuali, il titolare della medesima si metta in segreto contatto con i clienti allo stesso presentati dal rappresentante al fine di non riconoscergli le dovute provvigioni, che tipo di danno si configurerebbe per il rappresentante? Lucro cessante o perdita di chance?”. Per una risposta occorre partire dall’esame della normativa attuale in materia di contratto di agenzia …