Qualche settimana fa la Suprema Corte di Cassazione ha avuto modo di tornare nuovamente sul dibattuto e attualissimo argomento della risarcibilità dei danni da nascita indesiderata. La problematica coinvolge infatti non solo, come evidenziato nel caso che ho affrontato personalmente di recente avanti al Tribunale di Milano, l’ipotesi di lesione del diritto all’autodeterminazione e alla scelta di una genitorialità libera e consapevole ma anche le ipotesi in cui la gestante, a causa del mancato rilievo da parte del sanitario dell’esistenza di malformazioni congenite del feto, perda la possibilità di esercitare il diritto all’aborto. Per la verità nel caso affrontato si è limitata a confermare un recentissimo orientamento della stessa Corte sulla base del quale non si può dare luogo al risarcimento, poiché non vi è prova della lesione di un diritto, se la gestante non ha dimostrato che se fosse stata informata delle malformazioni del concepito, avrebbe senza dubbio interrotto la gravidanza, né tale prova può essere desunta dal solo fatto della esistenza della richiesta di essere sottoposta agli esami finalizzati alla verifica dell’esistenza di eventuali anomalie del feto. In altre parole è la donna che deve provare che se avesse saputo delle malformazioni del bambino avrebbe scelto indiscutibilmente di non portare avanti la gravidanza perché ciò avrebbe inciso sulla sua salute psichica. Cerchiamo, dunque, di capire meglio il processo logico che ha indotto a confermare questo principio …
lunedì 7 luglio 2014
mercoledì 2 luglio 2014
TORNA L’ANATOCISMO? PROVE IN CORSO, MA NON È DETTA L’ULTIMA PAROLA
Di una cosa sono certa: i nostri governanti coi nomi ci sanno fare! Bell’esordio non vi pare? Vi starete domandando a cosa mi riferisco, ma i miei lettori più attenti sanno bene a cosa alludo. In alcuni dei miei post ho evidenziato come spesso, e a prescindere dal colore, i nostri governanti ci riservino dei pacchettini legislativi davvero niente male, addolciti appunto da nomignoli accattivanti che preludono a chissà quali doni riservati ai cittadini ma che di fatto sono delle vere e proprie mazzate. Legnate edulcorate da una bella azione di marketing che indubbiamente creano benefici ma non alla gente comune e alle imprese già piuttosto massacrate. Preciso che non si tratta di critiche riservate a una parte dei nostri politici poiché queste macchie appartengono a tutti i governi di cui abbia memoria. Mi chiedo una cosa sola: ma provare vergogna mai? Un pochino, di quella sana che ti consente di rammentare che l’uomo ha una coscienza e in nome di questa è capace anche di cose buone, quelle che ti spingono a credere ancora in qualcuno e in ciò che predica in modo assoluto e senza riserve. Ebbene no! Non è possibile, la fregatura è sempre in agguato. Il Decreto Legge n. 91, pubblicato in Gazzetta il 24 giugno 2014, rappresenta l’ennesimo esempio di questo malcostume. Vediamo perché …
lunedì 30 giugno 2014
MINACCE E MOLESTIE IN CONDOMINIO. È STALKING!
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione, oltre che i sempre più frequenti casi di cronaca, mi hanno spinta ad approfondire un tema abbastanza inedito, ossia il cosiddetto stalking condominiale, una particolare applicazione giurisprudenziale della tristemente nota figura criminosa codificata all’art. 612 bis del codice penale, rubricato in Atti persecutori. Il reato di stalking generico è stato introdotto dal Legislatore mediante il decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11, successivamente convertito nella legge 23 aprile 2009, n. 38, al fine di porre rimedio al crescente fenomeno di violenza, sia morale sia fisica, che si concretizzano poi in condotte persecutorie e di interferenza nella vita privata di una persona, rendendola sostanzialmente invivibile. Prima di soffermarci sulla particolare figura dello stalking condominiale, è bene, dunque, dare un’occhiata all’istituto giuridico in generale così da averne una visione più chiara…
Etichette:
ANSIA,
CASSAZIONE,
CONDOMINIO,
DANNO,
MINACCIA,
MOLESTIA,
PAURA,
RISARCIMENTO,
STALKING,
STALKING CONDOMINIALE
venerdì 27 giugno 2014
CHIRURGIA ESTETICA: CONSENSO INFORMATO SEMPRE, ANCHE PER LA RIMOZIONE DI UN TATUAGGIO
Quando si rivolge a me qualcuno che reclama tutela in relazione ad un errore medico uno dei primi quesiti che pongo riguarda la circostanza dell’informazione. Chiedo, dunque, se il medico ha fornito, prima dell’esecuzione dell’intervento, un’informativa dettagliata e completa sia con riguardo alle modalità di esecuzione sia in relazione alle possibili conseguenze e agli esiti della stessa operazione. Ciò accade in particolare se l’intervento non è considerato, da un punto di vista medico, come necessario. La riflessione è piuttosto attuale e mi è stata sollecitata dalla lettura di un’interessante sentenza della Cassazione che ha posto in evidenza in modo chiaro e analitico alcuni criteri riguardanti le modalità di una corretta informazione in materia di chirurgia estetica ovvero in relazione a tutti quegli interventi cui il paziente si sottopone senza una vera necessità medica ma per finalità diverse. Un esempio significativo lo fornisce una delle tendenze degli ultimi anni: tutti pazzi per i tattoo, ma se si decide di rimuoverli? Vediamo di che si tratta …
Iscriviti a:
Post (Atom)



