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lunedì 29 febbraio 2016

SCUOLA: SCHIAFFEGGIARE L’ALUNNO È MALTRATTAMENTO, NON ABUSO DI MEZZI DI CORREZIONE


Se la questione è finita nuovamente nelle aule di Tribunale, al vaglio dei giudici, è perché purtroppo si è drammaticamente ripetuta e ha coinvolto soggetti indifesi che avrebbero dovuto, invece, essere protetti. L’ambiente scolastico, infatti, al pari di quello familiare, dovrebbe garantire lo sviluppo psico-fisico equilibrato dei bambini e dei giovani che ne fanno parte. Al di là, quindi, dello sgomento che si prova di fronte all’apprendimento del verificarsi di certi eventi, ciò che mi pare interessante segnalare, è l’approccio autorevole della magistratura di legittimità che ha stabilito, in sintesi, che gli schiaffi del docente non vanno inquadrati nel reato di abuso dei mezzi di correzione ma in quello diverso, e più severamente punito, dei maltrattamenti. La questione non è di poco conto poiché, a differenza di quanto avevano ritenuto i giudici del merito, la Suprema Corte ha non solo stabilito tale principio ma ha colto l’occasione per precisare che i due reati sono nettamente distinti tra loro. Ma vediamo nel dettaglio… 

lunedì 28 settembre 2015

LAVORO: DATORE ATTENTO! SE MORTIFICHI I DIPENDENTI RISCHI LA CONDANNA


Si sa, i rapporti personali sul posto di lavoro possono creare tensioni e conflitti. Rivalità, gelosie e pettegolezzi possono essere all’ordine del giorno e dar luogo ad antipatie tra persone con cui si condivide la maggior parte della giornata. Espressioni come “Francesca sembri un panda con quelle occhiaie!” oppure “Mario si crede di essere chissà chi, non lo sopporto!” non sono molto gentili, ma non hanno alcuna rilevanza penale. La situazione muta quando i pensieri si trasformano in parole offensive e insolenti, poiché il destinatario potrebbe decidere di sporgere una querela davanti all’autorità competente. Ma qual è il confine tra lecito e illecito? Tra offesa e maleducazione tollerabile? E fino a che punto il datore di lavoro può giudicare la condotta del dipendente senza ferire la personalità di quest’ultimo? Può dichiarare di aver esercitato il potere gerarchico riconosciutogli dalla legge per andare esente da responsabilità penale? Cerchiamo delle risposte …

mercoledì 9 settembre 2015

BUCHE SULLA STRADA: PER I DIRIGENTI COMUNALI, BUTTA MALISSIMO!


La notizia è decisamente curiosa e merita indubbiamente una piccola riflessione. Di questi tempi, infatti, ottenere una sentenza di accoglimento quando dall’altra parte della barricata vi è la Pubblica Amministrazione, credetemi non è affatto cosa semplice. Insomma, come già in qualche occasione ho avuto modo di sottolineare, sembra che a tutela delle casse sempre esangui (non si sa come non si sa perché, visto il sangue che buttano i cittadini) degli Enti locali sia stata posta in essere una vera e propria politica di protezione, condivisa (anche qui, non si sa come e non si sa perché) da gran parte della magistratura. Mi spiego meglio: sino a qualche anno fa (le statistiche parlano chiaro) ottenere la condanna di Comuni e Province per violazione dell’obbligo di custodia delle strade e in genere delle cose pubbliche era un affare non dico semplice ma per lo meno corrispondente all’applicazione di consolidati principi giuridici e giurisprudenziali. Oggi assistiamo invece basiti ad una serie di innovative e curiose sentenze che incredibilmente allargano (immagino come e perché) inopinatamente le chance di vittoria per la Pubblica Amministrazione. In ballo certo ci sono decine di migliaia di euro, quelli che un tempo erano riservati ai risarcimenti per i poveretti, vittime, talvolta gravi, dell’incuria dei nostri amministratori. Bene, veniamo al dunque: i giudici di legittimità nella giornata di ieri hanno, pensate un po’, stabilito la responsabilità penale del dirigente comunale che non si è diligentemente adoperato per segnalare il dissesto stradale…