venerdì 20 dicembre 2013

QUANDO IL “PORCO” NON E’ INGIURIOSO



Cambiamo decisamente argomento, prendendo spunto da un caso abbastanza singolare affrontato recentemente dalla Sezione Quinta della Corte di Cassazione con la sentenza n. 49512 del 09 dicembre 2013. Il caso è curioso. L’imputata, dopo essersi separata legalmente dal marito, aveva continuato a vivere con lui sotto lo stesso tetto: la casa familiare era stata divisa in due unità abitative, e tra gli ex coniugi era stato stabilito l’accordo di non ospitare nelle rispettive abitazioni estranei con cui si intrattenevano relazioni. Ma vediamo come sono andati i fatti…

mercoledì 18 dicembre 2013

RITARDATARI ALLA GOGNA CONDOMINIALE? L’AMMINISTRATORE RISCHIA IL PENALE



Un nostro lettore ci ha segnalato un caso interessante avvenuto nel condominio in cui abita. L’amministratore, esasperato dai continui solleciti dei fornitori per le fatture non pagate e dalle pressanti esortazioni dei condomini a “fare qualcosa” per costringere i morosi ad essere puntuali nei pagamenti delle rate, ha pensato bene di affiggere nella bacheca dell’androne dello stabile l’elenco dei “ritardatari” unitamente all’importo di cui ognuno risulta debitore nei confronti del condominio. Il lettore, che pur non compare nella “lista nera”, ci chiede se tale comportamento dell’amministratore sia lecito. Nel rispondere osserviamo, innanzitutto, che l’amministrazione, in ragione del suo mandato e della sua attività entra in contatto con una molteplicità di dati personali che possono spaziare dalle generalità di condomini e fornitori fino a dati di natura contabile. Il trattamento dei dati personali (come sono quelli che traggono origine dal rapporto di debito/credito), è questione assai delicata che non può prescindere dal rispetto della normativa contenuta nel T.U. 196/2003...

lunedì 16 dicembre 2013

LA MOTO SI SCHIANTA MA NON URTA L’AUTO CHE HA CAUSATO L’INCIDENTE: LA C.A.I. NON VALE



Il caso più frequente è quello del sinistro che coinvolge un motoveicolo e un’auto. Questo è proprio ciò che è accaduto a Davide il quale, qualche settimana fa, mentre percorreva, alla guida della sua Suzuki GSX R 750, a velocità commisurata alle condizioni di tempo e luogo, la via che lo conduce al lavoro, si è visto tagliare la strada da un’autovettura che improvvisamente è uscita da un passo carrabile senza accertarsi di poter compiere la manovra in assoluta sicurezza per gli altri conducenti. Davide, motociclista di navigata esperienza, ha frenato, sterzato, ha evitato l’urto che gli avrebbe procurato danni, patrimoniali e non, di entità sicuramente maggiore rispetto a quelli effettivamente patiti, ma non è riuscito a governare il mezzo cadendo, mentre la moto scarrocciava per qualche metro. A parte qualche sbucciatura alla gamba sinistra e il danneggiamento degli indumenti che indossava, il vero danno è stato quello riportato dalla moto. Il conducente dell’auto, per parte sua, resosi conto di quanto accaduto, ha accostato e, bisogna dirlo, diligentemente ha prestato soccorso a Davide rendendosi disponibile ad accompagnarlo presso la più vicina struttura ospedaliera. Una volta medicato l’automobilista ha sottoscritto la denuncia di sinistro riconoscendo la propria esclusiva responsabilità. Davide, appena ristabilito ha, dunque, portato la C.A.I. al proprio assicuratore e ha chiesto che venisse attivata la procedura di risarcimento diretto. L’intermediario assicurativo, risponde, tuttavia, che la C.A.I. non vale. Vediamo perché e se è ragionevole tale presa di posizione...

sabato 14 dicembre 2013

STAMINA, LA QUERELLE CONTINUA: DIRITTO AL TRATTAMENTO O SPERIMENTAZIONE SECONDO IL PROTOCOLLO?



Il botta e risposta tra il ministro Lorenzin e Davide Vannoni, fondatore della onlus “Stamina Foundation”, va avanti a colpi di scure. L’uno accusa l’altra di incompetenza e quest’ultima, a sua volta, parla di Vannoni come di quel “signore” appena “rinviato a giudizio per truffa” all’esito di un procedimento penale avviato dalla procura di Torino già nell’anno 2010. Sta di fatto che il ministro della salute ha appena ricevuto un duro colpo da parte del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che, con ordinanza n. 8730 del 4 dicembre scorso, accogliendo il ricorso dell’associazione presieduta dal prof. Vannoni, ha sospeso l’efficacia di nomina del comitato scientifico che ha valutato il metodo stamina, bloccando, dunque, anche il parere negativo espresso dallo stesso comitato riguardo alla sperimentazione del trattamento terapeutico a base di cellule staminali mesenchimali, promosso dallo stesso professore, docente universitario di scienze cognitive. Da un lato il professore schierato a favore della cura di malattie neurodegenerative per le quali attualmente non è prevista alcuna terapia dall’altro il ministro che nega la sperimentazione del metodo stamina poiché non rispetta i protocolli sanitari previsti. Vediamo come è andata dall'inizio...