Nel post pubblicato lo scorso 27 novembre abbiamo svolto alcune considerazioni in materia di prescrizione e decadenza dall’azione giudiziale per ottenere l’equo indennizzo per i danni subiti a causa dell’irragionevole durata del processo, di cui alla Legge 24 marzo 2001, n. 89, più nota come Legge Pinto. Ci eravamo lasciati promettendoci di tornare sull’argomento, evidenziando le criticità della legge sotto il profilo degli insufficienti fondi messi a disposizione dal Governo tali da rendere vane le eventuali procedure esecutive promosse dal cittadino. Prima di entrare nel merito della questione, colgo l’occasione per soffermarmi brevemente su una novità introdotta dal D.L. 83/2012, in tema di risarcimenti, che ha modificato questa legge...
venerdì 6 dicembre 2013
mercoledì 4 dicembre 2013
“DI FATTO” E’ UNA FAMIGLIA: LA COSTITUZIONE RICONOSCE E LA GIUSTIZIA TUTELA
Paolo e Anna (nomi di fantasia) hanno vissuto insieme per quasi quindici anni scegliendo, tuttavia, consapevolmente di non convolare a nozze. Quando si sono conosciuti, infatti, avevano entrambi un unico desiderio: condividere la quotidianità al pari di una coppia sposata ma con la libertà di scegliersi ogni giorno senza vincoli formali troppo stretti. Hanno deciso, allora, di convivere nella casa che Paolo, ancora in attesa di essere confermato come insegnante di ruolo, aveva ricevuto in dono dai suoi genitori, senza pensare di acquistarne una tutta loro. Un piccolo bilocale, grande quanto bastava per star bene; loro due e soli. Ancora piuttosto giovani non avevano nei loro progetti più immediati quello di avere dei bambini. Il tempo trascorreva e il ménage familiare era tutto sommato tranquillo, finché un giorno…
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lunedì 2 dicembre 2013
L’ASSICURAZIONE NON CI CREDE. STOP ALLA LIQUIDAZIONE DEL DANNO?
Una lettrice mi scrive chiedendomi come sia possibile che quanto dichiarato nel modulo di Constatazione Amichevole di Incidente (C.A.I.), compilato successivamente al verificarsi di un sinistro stradale, non sia ritenuto valido dalla propria compagnia di assicurazione. In particolare mi domanda se il parere del perito incaricato dalla medesima società (fiduciario), che ha stabilito che i danni riportati al proprio veicolo sono incompatibili con la dinamica descritta nel modulo C.A.I., abbia valore superiore rispetto alla dichiarazione confessoria contenuta nel citato documento. Conclude esprimendo perplessità per tutto il sistema C.I.D. (Convenzione Indennizzo Diretto), visto che l’eccezione proviene proprio dalla sua compagnia, quella da cui si aspetta di essere tutelata, e chiedendosi se la modalità di rigetto della sua richiesta non sia l’ennesima trovata delle società assicuratrici per mettere il lucchetto alle casse, in barba ai diritti che discendono dal contratto assicurativo e dalla legge. La domanda arriva giusto a ridosso della pubblicazione dell’ennesima sentenza, sul tema del valore da conferire alle dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I. a firma congiunta, che può aiutare la nostra lettrice, e tutti noi, a capire se il comportamento della compagnia è legittimo o semplicemente pretestuoso.
sabato 30 novembre 2013
INFORMARE SEMPRE: SOPRATTUTTO SE LA STRUTTURA SANITARIA E’ CARENTE E UN BIMBO STA PER NASCERE
Un’amica mi raccontava che quando scopri di essere in attesa di un bimbo sai già che la vita che c’è dentro di te è l’unica cosa che conta e che conterà in futuro. Sai già che farai di tutto affinché nessuno e niente possa nuocergli o ancor peggio mettere in pericolo la sua esistenza. Insomma per la creatura che cresce ogni giorno dentro di te desideri le cose migliori e ti auspichi che anche il resto del mondo condivida questo sentimento e gli riservi pensieri gentili e azioni generose o, per lo meno, che gli dedichi il rispetto che merita come essere umano. Peraltro, aggiungeva che emozioni analoghe e medesime aspettative, contrariamente al pensiero di alcuni, le prova anche il papà; forse con modalità di espressione diverse ma resta comunque il fatto indubitabile che il senso di paternità si sviluppa di pari passo con quello di noi mamme. Ebbene, ciò che mi ha indotta a ricordare tale episodio è una recente sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna, da parte dei giudici di primo e secondo grado, del primario di un reparto di ostetricia unitamente alla struttura ospedaliera in cui prestava la propria attività. Vediamo insieme su quali presupposti.
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