Viviamo in un’epoca in cui l’informazione è sempre più spettacolarizzata, punta all’emotività del pubblico e viene controllata o influenzata da poteri economici e politici, perdendo così spesso di vista la sua funzione di stimolo e formazione di una corretta opinione e cultura pubblica. Perciò, ritengo sia quasi didattica una recentissima sentenza della Corte di Cassazione, che ricorda i principi e le autentiche finalità che devono sorreggere l’informazione e che appare, dunque, molto interessante non solo dal punto di vista giuridico. L’occasione è data da una sentenza della Corte di Appello di Milano che, ribaltando la pronuncia del giudice di primo grado, aveva assolto un redattore e il direttore del quotidiano Libero, notoriamente provocatorio e sensazionalistico, escludendone la portata diffamatoria di un articolo sull’assunto che con esso si fosse esercitato solo il diritto di critica. Interpretazione totalmente respinta dalla Suprema Corte, che, cogliendo nella notizia contenuta nell’articolo una intenzionale alterazione della verità, non vi ha affatto visto quell’attività di critica che invece avevano ravvisato i giudici dell’appello, in quanto questa presuppone comunque sempre la rispondenza al vero del fatto criticato. Cerchiamo di capire meglio
lunedì 7 marzo 2016
lunedì 29 febbraio 2016
SCUOLA: SCHIAFFEGGIARE L’ALUNNO È MALTRATTAMENTO, NON ABUSO DI MEZZI DI CORREZIONE
Se la questione è finita nuovamente nelle aule di Tribunale, al vaglio dei giudici, è perché purtroppo si è drammaticamente ripetuta e ha coinvolto soggetti indifesi che avrebbero dovuto, invece, essere protetti. L’ambiente scolastico, infatti, al pari di quello familiare, dovrebbe garantire lo sviluppo psico-fisico equilibrato dei bambini e dei giovani che ne fanno parte. Al di là, quindi, dello sgomento che si prova di fronte all’apprendimento del verificarsi di certi eventi, ciò che mi pare interessante segnalare, è l’approccio autorevole della magistratura di legittimità che ha stabilito, in sintesi, che gli schiaffi del docente non vanno inquadrati nel reato di abuso dei mezzi di correzione ma in quello diverso, e più severamente punito, dei maltrattamenti. La questione non è di poco conto poiché, a differenza di quanto avevano ritenuto i giudici del merito, la Suprema Corte ha non solo stabilito tale principio ma ha colto l’occasione per precisare che i due reati sono nettamente distinti tra loro. Ma vediamo nel dettaglio…
mercoledì 17 febbraio 2016
PUBBLICI ESERCIZI: SI PUÒ VIETARE L’INGRESSO AI BAMBINI NEI RISTORANTI?
Lo ammetto, posta così, la domanda può sembrare strana e incomprensibile. Eppure è quello che è accaduto qualche giorno fa in un noto ristorante romano, il cui titolare con un cartello affisso alla porta del locale ha vietato l’ingresso ai bambini al di sotto dei 5 anni oltre che ai passeggini e ai seggioloni. Il motivo? La generale maleducazione dei bambini e la mancanza di spazio per ospitare gli ingombranti trasportini. La notizia mi ha molto incuriosita non solo in quanto mamma e, quindi, potenziale persona indirettamente non gradita in locali del genere, ma anche in quanto giurista, chiedendomi se simili divieti siano legittimi. Così, approfondendo l’argomento, mi sono resa conto che questo non è il primo caso, ma che anzi anche in Italia si sta diffondendo la moda nata negli USA dei locali cosiddetti No Kids, cioè ristoranti, hotel, persino pasticcerie, vietati ai bambini al di sotto di una certa età. Una moda che ha diviso l’opinione pubblica, tra chi, ritenendo che i gestori abbiano tutto il diritto di selezionare i loro ospiti, l’ha accolta favorevolmente, e chi, scandalizzandosi per gli effetti tendenzialmente discriminatori, la respinge.
lunedì 15 febbraio 2016
STREET CONTROL: LA PESCA MIRACOLOSA DELLE MULTE A STRASCICO
Mentre in Parlamento si
sta lavorando per disciplinare l’uso eccessivo degli autovelox, spesso
utilizzati dai Comuni più come mezzo per fare cassa che per garantire la
sicurezza stradale, il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha
affermato la legittimità dei verbali elevati con lo Street Control. Un sistema
che, consentendo di elevare fino a sei multe al minuto, è considerato una
macchina sparamulte, proprio come gli odiati autovelox. Si parla, infatti, di
multe a strascico. Ma, come funziona? Mentre l’auto dei vigili cammina, una
telecamera posta sopra riprende le targhe delle auto parcheggiate in divieto
nel raggio di 20 metri. I dati rilevati vengono inviati a un tablet nell’auto
ed analizzati da un vigile, che li trasmette alla centrale. Da qui, i dati sono
incrociati con quelli delle banche dati della Motorizzazione e delle imprese
assicuratrici: in tempo reale, si verifica se la macchina ha violato il Codice
della Strada, non è assicurata, non è revisionata o è stata rubata. In caso di
irregolarità, il vigile col tablet verifica che il verbale sia corretto e fa
partire la procedura fino alla notifica di contestazione.
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