Una lettrice mi scrive chiedendomi come sia possibile che quanto dichiarato nel modulo di Constatazione Amichevole di Incidente (C.A.I.), compilato successivamente al verificarsi di un sinistro stradale, non sia ritenuto valido dalla propria compagnia di assicurazione. In particolare mi domanda se il parere del perito incaricato dalla medesima società (fiduciario), che ha stabilito che i danni riportati al proprio veicolo sono incompatibili con la dinamica descritta nel modulo C.A.I., abbia valore superiore rispetto alla dichiarazione confessoria contenuta nel citato documento. Conclude esprimendo perplessità per tutto il sistema C.I.D. (Convenzione Indennizzo Diretto), visto che l’eccezione proviene proprio dalla sua compagnia, quella da cui si aspetta di essere tutelata, e chiedendosi se la modalità di rigetto della sua richiesta non sia l’ennesima trovata delle società assicuratrici per mettere il lucchetto alle casse, in barba ai diritti che discendono dal contratto assicurativo e dalla legge. La domanda arriva giusto a ridosso della pubblicazione dell’ennesima sentenza, sul tema del valore da conferire alle dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I. a firma congiunta, che può aiutare la nostra lettrice, e tutti noi, a capire se il comportamento della compagnia è legittimo o semplicemente pretestuoso.
lunedì 2 dicembre 2013
sabato 30 novembre 2013
INFORMARE SEMPRE: SOPRATTUTTO SE LA STRUTTURA SANITARIA E’ CARENTE E UN BIMBO STA PER NASCERE
Un’amica mi raccontava che quando scopri di essere in attesa di un bimbo sai già che la vita che c’è dentro di te è l’unica cosa che conta e che conterà in futuro. Sai già che farai di tutto affinché nessuno e niente possa nuocergli o ancor peggio mettere in pericolo la sua esistenza. Insomma per la creatura che cresce ogni giorno dentro di te desideri le cose migliori e ti auspichi che anche il resto del mondo condivida questo sentimento e gli riservi pensieri gentili e azioni generose o, per lo meno, che gli dedichi il rispetto che merita come essere umano. Peraltro, aggiungeva che emozioni analoghe e medesime aspettative, contrariamente al pensiero di alcuni, le prova anche il papà; forse con modalità di espressione diverse ma resta comunque il fatto indubitabile che il senso di paternità si sviluppa di pari passo con quello di noi mamme. Ebbene, ciò che mi ha indotta a ricordare tale episodio è una recente sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna, da parte dei giudici di primo e secondo grado, del primario di un reparto di ostetricia unitamente alla struttura ospedaliera in cui prestava la propria attività. Vediamo insieme su quali presupposti.
mercoledì 27 novembre 2013
IL PROCESSO E’ TROPPO LUNGO? EQUO INDENNIZZO ANCHE SE PRESCRITTO
Traggo spunto da una questione strettamente giuridica, sottoposta alla mia attenzione da un nostro lettore, per svolgere alcune brevi considerazioni in materia di prescrizione e decadenza dall’azione giudiziale per ottenere l’equo indennizzo per i danni subiti a causa dell’irragionevole durata del processo, tratte dall’esame dell’art. 4 della Legge del 24 marzo 2001, n. 89, più nota come legge Pinto. Un testo decisamente “tecnico” ma preludio utile a evidenziare nei prossimi post le criticità della legge sotto il profilo degli insufficienti fondi messi a disposizione dal Governo e che rendono pressoché vane le eventuali richieste promosse dal cittadino nei confronti dello Stato...
lunedì 25 novembre 2013
E SE L'ERRORE LO COMMETTE LA PROF?
Sono sempre stata molto vicina alle vicende degli studenti-adolescenti, per simpatia per affetto, forse perché il pensiero corre ad uno dei momenti più belli della vita, periodo in cui gli individui che hanno la fortuna di vivere quest’esperienza, maturano le emozioni più forti, i sentimenti più veri, di amore o di odio che siano. E’, tuttavia, anche il periodo dell’esistenza in cui si è più vulnerabili. L’incontro-scontro con il mondo adulto, la lotta interiore quotidiana tra la sfida e il rispetto di un ruolo, quello dell’insegnante, anch’esso persona, che rappresenta in uno la guida e l’aspettativa di ricevere conoscenza, risposte, comprensione e disponibilità all’ascolto. Di recente mi è successo di raccogliere un racconto, quello di una madre che mi chiedeva consiglio sull’opportunità di denunciare una docente, forse più per dare un segnale di accoglienza del disagio vissuto dalla propria figlia, appunto studentessa di seconda liceo, che per volontà di perseguire una condotta illegittima...
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