A quanto pare, oltre che
fannulloni, assenteisti ed infedeli, i lavoratori possono essere anche
dormiglioni. Se, però, per gli esperti americani della medicina del sonno, la
breve pennichella pomeridiana fa bene ed andrebbe incentivata anche a lavoro
perché elimina le tossine dal cervello e fa recuperare attenzione e
concentrazione, senz’altro non la pensa così un datore di lavoro. E ciò non
solo per ovvie esigenze produttive, ma anche per la tipologia di alcune
attività lavorative, che richiedono attenzione e vigilanza continue. Ma, senza
voler arrivare ai casi estremi di morte per superlavoro come in Cina o in
Giappone, a quali sanzioni può incorrere il lavoratore scoperto a dormire
durante il proprio lavoro?
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venerdì 23 giugno 2017
venerdì 21 aprile 2017
SCUOLA: LA RICREAZIONE NON SI TOCCA
Dopo l’uscita da scuola,
la ricreazione rappresenta sicuramente il momento più atteso dagli studenti di
tutti gli istituti scolastici, di qualunque grado e di ogni tempo. Quei dieci
minuti sottratti ad un’ora di lezione rappresentano, infatti, un momento non
solo per rilassare le menti e recuperare la concentrazione, ma anche per
socializzare, fare merenda, andare ai servizi. Ma, proprio perché atteso, il
momento della ricreazione viene spesso utilizzato, da insegnanti e dirigenti
scolastici soprattutto delle scuole secondarie, come uno strumento per
sanzionare comportamenti giudicati troppo indisciplinati di alunni o di intere
classi, arrivando addirittura a negarlo. Tuttavia, la circostanza che tale
forma di sanzione disciplinare venga adottata normalmente e anche con una certa
naturalezza, non significa però che essa sia sempre legittima e non debba
tenere conto dei diritti degli
studenti. Vediamo in che modo…
venerdì 8 gennaio 2016
È ARRIVATA LA BEFANA, IN TRIBUNALE
Pare strano a dirsi ma è proprio così: nelle aule di tribunale è finita anche la simpatica, ma decisamente bruttina, signora del 6 gennaio. Per rendere bene l’idea occorre scavare un po’ nell’immaginario di ognuno di noi e pensare alla figura della Befana, tanto cara ai bimbi, dispensatrice di dolcetti e carbone, a seconda delle buone o cattive azioni che si sono compiute e talvolta richiamata in senso decisamente dispregiativo. Chiudete allora e gli occhi e rammentate le fattezze dell’anziana donna: decisamente vecchietta, rugosa, con naso adunco e imponente, voce roca e profonda, vestita di abiti logori e forse un po' contadineschi. Insomma, diciamola tutta, la befana rappresenta fisicamente ed esteticamente tutto ciò che nessuna donna vorrebbe essere mai, tanto che al di fuori delle simpatiche vignette che ormai imperversano il giorno dell’Epifania dedicate alla vecchina, e quindi al di fuori di un contesto di per sé scherzoso, rivolgersi a una donna, in qualsiasi altro momento dell’anno, con l’epiteto di befana, crea un certo disappunto e allora, via con le denunce e le citazioni giudiziarie…
lunedì 23 novembre 2015
LAVORO: L’USO PERSONALE DI FILE, INTERNET E MAIL AZIENDALI LEGITTIMA IL LICENZIAMENTO?
L’assegnazione di account aziendali ai dipendenti dell’azienda, per lo svolgimento delle mansioni lavorative, è una modalità oramai collaudata. In genere il datore di lavoro regolamenta l’utilizzo della mail e di internet, diramando circolari interne alle quali il dipendente è tenuto ad attenersi nel rispetto, dei principi generali stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Non è, tuttavia, inusuale che i lavoratori prendano, nel corso del rapporto di lavoro, l’abitudine di usare questi strumenti anche per finalità personali, un po’ per comodità e un pochino, forse, per l’orgoglio di essere identificati con la qualifica professionale loro attribuita. La pratica in questione, d’altra parte, non sempre è gradita al capo il quale può ritenere, a torto o a ragione, che il tempo utilizzato per la scrittura di comunicazioni in uscita o per la lettura di quelle in entrata sia sostanzialmente tempo sottratto all’attività di lavoro mediante l’uso improprio degli strumenti di lavoro. Qualcuno si arrabbia a tal punto da punire il lavoratore con sanzioni pesanti quali per esempio la sospensione della retribuzione per un determinato periodo di tempo. In altri casi si arriva persino al licenziamento richiamando la giusta causa. Ma è legittimo arrivare a tanto? Vediamolo insieme …
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