lunedì 30 settembre 2013

ILLECITI BANCARI #3: ACCERTA, VERIFICA E RICHIEDI IL MALTOLTO



Terzo capitolo riguardante uno degli aspetti più importanti in materia di illeciti commessi da banche e finanziarie: l’accertamento e la verifica della sussistenza di condotte scorrette, quali anatocismo, usura, addebito non dovuto di commissioni di massimo scoperto e interessi ultra legali. Questo rappresenta, infatti, l’imprescindibile presupposto per procedere con una richiesta di restituzione di somme che la banca non aveva il diritto di trattenere e richiedere. Inoltre, rappresenta lo strumento fondamentale da utilizzare nel caso in cui sia lo stesso istituto di credito o di finanziamento a intraprendere un’azione giudiziaria contro il correntista (privato o azienda) che risulterebbe, a loro parere, debitore di somme. Quali sono, dunque, le strade per procedere all’accertamento e alla verifica? 


I correntisti che hanno il sospetto di essere stati vittime di comportamenti poco trasparenti o coloro che si sono visti recapitare dalla banca un atto giudiziario con il quale la stessa ha ottenuto un provvedimento del giudice che ingiunge loro il pagamento di somme, dovranno innanzitutto rivolgersi ad un tecnico qualificato (di solito indicato dall’avvocato cui ci si rivolge). Quest’ultimo, con l’ausilio di sofisticati software di calcolo predisposti in modo specifico, effettuerà la rielaborazione dei conti correnti, depurandoli dall’anatocismo e dagli interessi “uso piazza” ovvero ultra legali, oppure ancora accerterà se sussiste usura o se sono state praticate altre condotte illegittime. 

Il tecnico-contabile, che può anche essere un commercialista con particolare preparazione e esperienza sull’argomento, solitamente lavora in stretto contatto con il legale formando una vera e propria squadra al servizio del correntista o ex correntista da tutelare. Il legale procederà dunque a richiedere alla banca tutta la documentazione, relativa ai conti correnti da esaminare, che non sia nella disponibilità del proprio assistito. A tale proposito occorre sottolineare che le banche non hanno l’obbligo legislativo di conservare la documentazione per oltre dieci anni ma, tuttavia, solitamente trattengono su supporto informatico i documenti contabili per molto tempo. 

Da evidenziare che i giudici, qualora le banche non si mettano a disposizione per fornire detti documenti, tengono conto anche di tale atteggiamento per la valutazione delle ragioni dei correntisti che ritengono di essere stati danneggiati (sul punto le pronunce cominciano ad essere numerose). Per documentazione intendo: contratti originari di conto corrente oppure di finanziamento o, ancora, di mutuo, estratti conto completi dall’inizio alla fine del rapporto. Non basta, dunque, l’ultimo estratto conto o il “salda conto” che le banche tendono a produrre poiché trattasi di una dichiarazione unilaterale operata dal funzionario dell’istituto di credito che certifica, guarda caso, la conformità di quanto dichiarato alle evidenze contabili, che tuttavia non produce. 

Una volta acquisita, con l’intervento del legale, la documentazione, la parola passa al consulente-contabile che, esaminate analiticamente le condizioni contenute nel contratto di conto corrente, procederà dapprima a caricare tutti gli estratti conto nel software al fine di ricreare la situazione originaria del conto corrente e giungere, così, all’individuazione dei tassi effettivamente applicati dalla banca per la capitalizzazione degli interessi. Non solo: il consulente si preoccuperà, inoltre, di individuare se al correntista sono state applicate commissioni di massimo scoperto o altri costi non pattuiti (si fa per dire) per iscritto al momento dell’apertura del contratto di conto corrente o di apertura di credito.

Il consulente procederà poi, ad eliminare dal conto corrente tutte le voci relative agli interessi e alle altre spese e commissioni ricalcolando gli interessi attivi e passivi con la stessa periodicità e secondo il tasso previsto dalla legge (nel caso di mancata pattuizione con la banca dello stesso tasso). Compiuta questa operazione si otterrà il saldo di conto corrente così come dovrebbe essere se si fosse applicata la capitalizzazione degli interessi attivi e passivi con la stessa periodicità e, quindi, il saldo al netto dell’anatocismo.

La differenza tra il saldo falsato dall’anatocismo e il saldo di conto corrente, così come dovrebbe essere, determina l’incidenza dell’anatocismo è quindi l’importo da richiedere in restituzione all’istituto bancario. I risultati ottenuti, le operazioni di conteggio compiute per ricavare dette somme sia in relazione all’anatocismo sia riguardo alle altre condotte scorrette, saranno oggetto di elaborato econometrico, la perizia contabile che costituisce il supporto tecnico al lavoro dell’avvocato. 

Una buona perizia contabile di parte costituisce dunque l’elemento fondamentale per resistere alle richieste delle banche azionate con lo strumento del “decreto ingiuntivo”, ovvero quel provvedimento del giudice a mezzo del quale quest’ultimo ingiunge al correntista, sulla base della scarna documentazione prodotta dalla banca, di pagare una determinata somma di denaro. Costituisce, inoltre, il presupposto imprescindibile per richiedere all’istituto di credito la restituzione delle somme che questa ha trattenuto indebitamente dal conto corrente dell’azienda o del privato. Il risultato della perizia, peraltro, oltre ad essere utile al raggiungimento di un accordo in fase extra-giudiziale, sarà indispensabile anche durante il processo vero e proprio quando, per la sua coerenza, chiarezza e precisione, dovrà influenzare l’opinione del consulente nominato dal giudice. Ricordo, infine, che il calcolo può interessare situazioni anche molto vecchie e, quindi, risalire fino al 1952