Di recente, hanno
suscitato grande scalpore, nel mondo calcistico e non solo, le immagini dei
manichini impiccati di alcuni calciatori della AS Roma trovati in prossimità del
Colosseo con la scritta “Un consiglio senza offesa… dormite con la luce
accesa!”. Ma, mentre per alcuni si è trattato solo di una bravata, di un
innocuo gesto goliardico, normale per una città che vive intensamente e con
grande passione la competizione con l’altra squadra cittadina ed ogni clima
pre derby, per altri, invece, la vicenda è da condannare duramente,
rappresentando l’emblema di un mondo oramai sempre più malato. Insomma, un
gesto che non ha nulla a vedere con lo sport. Ma, al di là delle reazioni,
ironiche o indignate, dell’opinione pubblica, alcuni si sono chiesti se la
vicenda possa assumere una rilevanza ben più grave. In sintesi ci si è chiesti
se tale condotta possa integrare addirittura gli estremi di un reato. In
effetti, all’indomani dell’episodio descritto, si era ipotizzato il reato di
minaccia aggravata. Vediamo, allora, insieme…
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venerdì 19 maggio 2017
lunedì 1 giugno 2015
CALCIO: SE LA TIFOSERIA OFFENDE LA SOCIETÀ PAGA
Se la società di calcio non fa nulla per impedire che i
propri tifosi, soci o non soci che siano, offendano e discriminino tramite cori
e striscioni gli avversari sportivi, verrà condannata al risarcimento dei danni
patrimoniali e non patrimoniali che gli ospiti, offesi, subiscono. Questa è la decisione,
a mio avviso decisamente corretta, assunta lo scorso anno dal Giudice di Pace
di Castellammare di Stabia, dott. Francesco Buonocore, e confermata qualche giorno
fa dal Tribunale di Torre Annunziata in occasione dell’appello. Il processo si
è incentrato sulle richieste di un tifoso napoletano il quale, lamentando la
lesione della propria dignità personale a cagione degli inni razzisti e degli
striscioni discriminatori della tifoseria ospitante, ha chiesto il risarcimento
di tutti i danni che riteneva di aver patito, niente di meno che al club torinese
bianconero. La decisione merita, indubbiamente, qualche riflessione se non
altro perché si tratta di una diga che si rompe e, quindi, a cascata aprirà le
porte alle richieste di risarcimento di altri tifosi stanchi di non godere
appieno dello spettacolo calcistico per il quale hanno affrontato un viaggio,
magari un soggiorno, e pagato un biglietto d’ingresso. Ma la società di calcio paga
sempre per le marachelle (… si fa per dire) e, più propriamente, per gli atti
illeciti commessi dai propri tifosi? Dipende da …
lunedì 10 febbraio 2014
INFORTUNIO SPORTIVO: SE A FARSI MALE NON È BALOTELLI
Un amico mi ha sottoposto una questione che, probabilmente, molti genitori di ragazzi che praticano sport a livello agonistico o amatoriale hanno dovuto affrontare. Il figlio 14enne nel corso di una partita di calcio nel campetto dell’oratorio veniva sgambettato da tergo da un avversario e, cadendo a terra, riportava la frattura del gomito. Il povero ragazzo, portato al più vicino ospedale veniva sottoposto ad intervento chirurgico di sintesi della frattura. L’amico, padre del ragazzo sfortunato, mi chiede se, a fronte della gravità dell’infortunio riportato dal figliolo, potrà richiedere il risarcimento dei danni all’autore del fallo “cattivo”. La questione è complessa e merita, per non creare equivoci in casi come quello trattato, qualche approfondimento della materia…
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