I lavoratori infedeli di
cui ci racconta, ancora quotidianamente, la cronaca, sono generalmente gli
assenteisti, i cosiddetti furbetti del cartellino, che, o autonomamente o
attraverso colleghi complici, timbrano il cartellino per poi assentarsi del
tutto dal lavoro e dedicarsi agli affari propri. Ma, certamente non è meno
infedele e più produttivo il lavoratore che, pur presente sul posto di lavoro,
consapevolmente ed in maniera del tutto ingiustificata si sottrae alla
prestazione lavorativa, contravvenendo agli obblighi di diligenza, obbedienza e
fedeltà che sovrintendono il rapporto di lavoro. Basti pensare ai casi in cui,
attraverso comportamenti espliciti o semplicemente inerti, il lavoratore non
compie le attività proprie della funzione ricoperta o quelle affidategli dal
superiore gerarchico, denotando così un comportamento volutamente di scarsa
collaborazione o addirittura di contrasto con le direttive aziendali, in aperta
insubordinazione. Che può fare in questi casi il datore di lavoro?
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martedì 14 marzo 2017
venerdì 30 ottobre 2015
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: QUANDO IL CARTELLINO SI TIMBRA IN MUTANDE
La notizia dell’applicazione della misura cautelare degli
arresti domiciliari per un cospicuo numero di dipendenti del Comune di Sanremo
ha destato un certo clamore mediatico. Il fatto è, per la verità, noto e
arcinoto, e non si tratta di una condotta isolata ma, anzi, di una modalità
comportamentale che, a mio sommesso avviso, riguarda l’intera Pubblica
Amministrazione e alla quale bisognerebbe riservare maggiore attenzione. Certo,
generalizzare è sbagliato e non è rispettoso per tutti coloro che, invece, il
lavoro lo svolgono bene, con puntualità e rispetto delle regole. In ogni caso,
com’era ovvio aspettarsi, l’opinione pubblica è veramente indignata, talmente
offesa dal comportamento di questi fannulloni che è sorta la necessità morale
di indire delle vere e proprie petizioni popolari per stabilire quale sia il
pensiero comune con riguardo all’immediato licenziamento dei dipendenti furbetti.
E allora, mi sono chiesta anch’io, come tutti, perché ancora i responsabili
degli illeciti non siano stati licenziati in tronco, considerata la giusta
causa che sorreggerebbe tale provvedimento. La questione occorre, come sempre,
affrontarla da un punto di vista giuridico…
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