lunedì 30 dicembre 2013

BUON ANNO SI, MA SENZA IL BOTTO!



Ancora qualche ora e via al solito rito propiziatorio, praticato in quasi tutto il mondo, dei fuochi d’artificio e dei botti di fine d’anno. L’uso del fuoco per bruciare il male legato alla stagione passata si perde nella notte dei tempi, pare addirittura in epoca precristiana, e si è accompagnato poi, in tempi più recenti, con la scoperta della polvere da sparo, al rumore, ovvero al botto, che simbolicamente dovrebbe scacciare gli spiriti maligni, il diavolo. Il fuoco acquista, invece, il significato nuovo di rischiarare il cammino che ci si accinge a intraprendere nel nuovo anno. Questo dovrebbe essere il senso del rito che per molti è divenuto un passaggio irrinunciabile, anche a dispetto dei rischi e dei pericoli che si corrono nel maneggiare materiali che dovrebbero essere di esclusivo uso di esperti e professionisti. Ma non sempre è così…


NONOSTANTE TUTTO anche in questa fine d’anno abbiamo letto e ascoltato le solite tragiche notizie, emblematiche ma, a quanto pare, non sufficientemente significative per indurci a riflessioni che dovrebbero stare al di fuori degli aspetti giuridici e di diritto. Un giovane, qualche giorno fa, ha perso il braccio, per l’enorme quantitativo di petardi che trasportava nello zaino e che, per mera casualità a causa di una scintilla, ha preso fuoco. Ad un altro hanno dovuto amputare la mano. I sequestri di materiali illegali destinati alla vendita su bancarelle e mercato nero non si contano neppure. In un caso gli artificieri, per eseguire senza pericolo il sequestro dei materiali pirotecnici, di fabbricazione casalinga e quindi privi degli indispensabili controlli, hanno dovuto procedere allo sgombero di un intero edificio tanto era elevato il quantitativo degli ordigni rinvenuti. 

BUSINESS PER I FURBETTI, PAURA PER GLI ANIMALI Il rito, insomma, per i più furbetti è diventato un bel business redditizio, alimentato, mi si passi il termine, dalla leggerezza di moltissimi sciocchi acquirenti. E non c’è distinzione sociale tra ricchi e poveri o tra scolarizzati e non: il rito è irrinunciabile. E, allora, via alla corsa al botto più forte e al fuoco più colorato; se poi è a costo ridotto, meglio ancora. Non vi può essere fine e inizio d’anno senza questo balordo strumento propiziatorio. Forse qualcuno non conosce neppure il significato latente e antico di questo rito ma, poco importa, tutti lo fanno ed è persino divertente. L’ultima micidiale novità in fatto di botti arriva da Napoli, dopo il “pallone di Maradona”, la bomba “Osama Bin Laden” o la “Kamikaze”, quest’anno è arrivato il “Pipita”, un ordigno micidiale creato in onore del calciatore del Napoli Higuain. E che dire, poi, degli amici animali? Spari e fuochi li fanno letteralmente e fisicamente impazzire dalla paura. Non a caso sono migliaia gli animaletti che la notte di capodanno ci lasciano le penne, letteralmente parlando, insieme all’esistenza. 

ORDINANZE INEFFICACI: UN BOTTO VAL BENE UNA SANZIONE A nulla valgono le decine di ordinanze emanate, anche negli anni scorsi, dai sindaci di molti comuni e paesi d’Italia che, per arginare le conseguenze della guerra che si scatena la notte di capodanno, hanno disposto il divieto di utilizzo di fuochi e petardi e sanzioni salate per tutti coloro che violano tale disposto. Purtroppo, però, pare che un “bel botto” ben valga il rischio di pagare qualche biglietto da cento, magari anche in barba alla crisi. 

MA I RISCHI SONO TROPPO ELEVATI il “giochino” infatti può costare molto di più che il rischio di qualche multa e le cronache più recenti lo confermano. Qualcuno perde la vita stessa e qualcun altro, nella migliore delle ipotesi, ne esce mutilato di occhi, dita e arti. Se poi le vittime sono altre persone o cose appartenenti a terzi non è impossibile stabilire da chi sia provenuto il colpo assassino o il petardo distruttore. I nostri organi di polizia scientifica han fatto passi da gigante e attraverso accurate perizie balistiche, spesso il leggiadro cecchino vien beccato (Cassazione penale, Sezione IV, Sentenza del 25 giugno 2013, n. 27773; Cassazione penale, Sezione V, Sentenza dell’11 aprile 2011, n. 14437; Cassazione penale, Sezione I, Sentenza del 2 febbraio 2007, n. 4359).

IL BUON SENSO PRIMA DI TUTTO Mi permetto di fare appello al buon senso e consiglio di evitare l’uso di qualunque fuoco d’artificio o petardo e, se poi, proprio non riuscite a farne a meno attenetevi, almeno, rigorosamente a ciò che la legge dispone in materia. E quindi, secondo quanto indicato dalla Polizia di Stato, in ottemperanza al Decreto Ministeriale del 9 agosto 2011 (contenente modificazioni agli allegati A, B e C al regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635 recante attuazione dell’articolo 18, secondo comma, del decreto legislativo 4 aprile 2010, n. 58 e classificazione d’ufficio dei manufatti già riconosciuti ma non classificati tra i prodotti esplodenti in applicazione del decreto 4 aprile 1973), e successive modifiche e integrazioni, sappiate che tutti i prodotti pirotecnici autorizzati devono avere sulla confezione un’etichetta completa

NON DEVE MANCARE L’ETICHETTA La stessa deve riportare: gli estremi (numero di protocollo e data) del provvedimento del Ministero dell’Interno che ne autorizza il commercio; il nome del prodotto; la ditta produttrice, il Paese di produzione e l’importatore; la categoria; le principali caratteristiche costruttive (tra le quali il peso netto della massa attiva del prodotto esplodente) e una descrizione chiara e completa delle modalità d’uso, che devono essere seguite attentamente dall’utilizzatore. I prodotti privi di un’etichetta regolamentare non sono in regola e sono da considerarsi “fuochi proibiti”, non essendo garantita né la loro provenienza né le caratteristiche costruttive e di funzionamento. Sempre la Polizia di Stato raccomanda, giustamente, di porre la massima attenzione nell’uso di prodotti con effetto scoppiante ed ai razzi o proiettili di qualsiasi specie poiché è dall'uso di questa tipologia di oggetti che, statisticamente, sono derivati gli incidenti di maggiore gravità. In particolare è severamente vietata qualsiasi manipolazione dei prodotti (svuotamento e ricarica, unire più pezzi insieme, innesco di sostanze infiammabili, ecc.), anche perché integra il reato di illecita fabbricazione di prodotti esplodenti

E SE HAI MENO DI 18 ANNI, NIENTE BOTTI Sempre secondo quanto stabilito dal citato Decreto Ministeriale, peraltro, niente più botti di capodanno a chi ha meno di 18 anni. I negozianti possono, infatti, venderli solo ai maggiorenni. I fuochi pirotecnici meno pericolosi, come fontane e girandole, si potranno ancora acquistare da edicole e tabaccai, ma in quantità limitata. Mentre gli esplosivi più potenti saranno messi in commercio solo dalle armerie: per portare a casa un razzo o un petardo ci vorrà il nulla osta del questore o la licenza di porto d’armi. Il regolamento, in vigore dall’11 settembre 2011, mette inoltre ordine nel mare magnum dei fuochi pirotecnici. I botti, cosiddetti “declassificati” sono stati rivalutati dal ministero dell’Interno. Ora si dividono in esplodenti di 4° o 5° categoria gruppo C, D o E, a seconda delle loro caratteristiche tecniche. Per ciascuna categoria la legge detta norme specifiche di deposito e vendita. 

PETARDI E RAZZI I PIU’ PERICOLOSI I manufatti dotati di maggiore potenza esplosiva, come petardi e razzi, destinati a uso professionale, rientrano nella quarta categoria e nella quinta C. Questi botti, che prima erano di libera vendita, dopo l’11 settembre 2011 possono essere distribuiti solo dalle armerie, dotate di apposita licenza rilasciata dal prefetto, in base al TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Per acquistarli non basta avere diciotto anni. Occorre, infatti, essere in possesso di nulla osta del questore o di licenza di porto d’armi oppure essere operatori professionali, abilitati all’accensione di fuochi d’artificio. Per la 5° categoria C, invece, sarà sufficiente esibire la carta d’identità, che dovrà essere registrata dal rivenditore in un apposito albo. Sul registro, la cui tenuta è obbligatoria per le armerie, si annoterà la data, la quantità e il tipo di esplosivo acquistato, e gli estremi dell’acquirente. 

MA ANCHE CON I PICCOLI FUOCHI MEGLIO NON SCHERZARE Diverso è il discorso per i fuochi minori. Il decreto annovera nella 5° categoria D i mortaretti “scoppianti, crepitanti o fischianti con una carica di effetto non superiore a 150 mg”. Si tratta di fontane, bengala, bottigliette a strappo lancia coriandoli, bacchette scintillanti, trottole, palline luminose. Infine ci sono i botti più lievi, contenenti 2,5 mg di fulminato d’argento, classificati nella 5° categoria E, per i quali è ancora libera la vendita e quindi si possono acquistare nei tabaccai esibendo la carta d’identità.

Sperare di salutare il vecchio anno e accogliere il nuovo nel più totale silenzio così come alcune popolazioni dell’oceano pacifico e indiano fanno sarebbe troppo. Mi auspico, allora, che tutto quanto sopra evidenziato possa indurre, almeno coloro che con simpatia mi seguono, a buttar via simbolicamente tutto ciò che è vecchio oltre che a scacciare il male e gli spiritelli cattivi dell’anno passato attraverso il “rumore” del botto di una buona bottiglia di spumante italiano da stappare in compagnia degli amici più cari e a illuminare il cammino che si intraprenderà nel 2014 con una bella “ricettina flambé”, giusto per non dimenticarci dei riti. Auguro, dunque, a tutti voi un nuovo anno colmo di soddisfazioni che realizzi tutti i vostri sogni e desideri.